Sofferenze e credito allegro: rischi di generosità

2 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

La montagna di sofferenze accumulata dal sistema bancario nazionale, sovente, nasconde una cattiva valutazione del merito creditizio ovvero della solvibilità del cliente determinandosi, in ogni caso, almeno un eccesso di generosità.

Trattasi di una generosità che può costare doppiamente cara alla stessa banca.

Trattasi di eccessi che la banca paga perché il cliente al quale è stata concessa la linea di credito non rientra, ma può pagare doppiamente perché viene disatteso il principio di sana e prudente gestione, non avendo adeguatamente valutato il merito creditizio secondo il dettato dell’art.5 della Testo Unico Bancario.

In altri termini, secondo il contenuto della recente sentenza della Cassazione del 20 aprile 2017 [1], la banca è responsabile in solido con gli amministratori della società fallita.

Al danno, provocato dall’aumento delle sofferenze, anche la beffa di dover pagare ulteriormente l’eccesso di generosità che molto spesso anima le banche nostrane che, come si dice in gergo, “dove gli occhi li chiudono e dove invece li aprono”, spesso a sproposito.

Insomma, la morale che si trae è che essere eccessivamente generosi, allungando l’agonia economico imprenditoriale dell’azienda che ha esaurito il proprio capitale e che impropriamente chiede un credito, significa correre il grave rischio di essere chiamato a rispondere in solido con gli stessi amministratori.

Cosa bisogna fare per evitare disastri della specie?

Avere informazioni adeguate idonee a capire anzitempo lo stato decotto e prefallimentare dell’azienda.

Un importante contributo in termini informativi – mutatis mutandis – potrà giungere dalle valutazioni ai fini antiriciclaggio che una banca attenta deve aver già svolto in situazioni analoghe [2].

Banca avvisata, mezza salvata!

 

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[1] Cassazione Civile, Sez. I, 20 aprile 2017, n. 9983

[2] http://www.giovannifalcone.it/articoli/visualizza_nl.php?id=569