Crac Etruria, Ghizzoni: “Parlerò in commissione di inchiesta”

15 Maggio 2017, di Alessandra Caparello

AREZZO (WSI) – Continua a tener banco l’affaire Etruria in cui la protagonista è l’ex ministro Maria Elena Boschi la quale, secondo le indiscrezioni riportate dal giornalista Ferruccio De Bortoli, avrebbe chiesto aiuto a Federico Ghizzoni in veste di ad di Unicredit per salvare la banca aretina di cui il padre, Pier Luigi, era vicepresidente.

Ma anche un altro esponente del governo, Graziano Delrio – come lui stesso ha ammesso – aveva chiesto aiuto a Bper per salvare Etruria. Un articolo de La Stampa rivela inttlre che a bloccare la fusione tra la Popolare emiliana e la banca aretina furono due consiglieri vicini all’ex premier Romano Prodi.

“Siamo alla fine del 2014 e Ettore Caselli, allora presidente di Bper, capeggiava il fronte che nel suo istituto avrebbe visto con favore un’integrazione con Etruria. Deve fronteggiare la freddezza delle strutture e lo scetticismo di una parte del consiglio. Ma soprattutto la ferma opposizione di due consiglieri: Angelo Tantazzi e Giuseppe Lusignani. Entrambi vicini a Romano Prodi e influenti, per competenza e storia personale, nel consiglio della Popolare dell’Emilia. (…) Qualche settimana dopo, a inizio anno, sarà l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, a chiamare lo stesso Caselli per chiedere informazioni sullo stato di avanzamento della prospettata fusione. Ma a quel punto è troppo tardi: Caselli stesso informa Delrio che l’operazione non è praticabile. Di lì a poco Etruria sarà commissariata dal ministero dell’Economia su proposta di Banca d’Italia”.

Se il ministro dei trasporti ha confermato la sua intercessione per salvare la banca – Non ho nulla da nascondere. Mi sono occupato di Banca Etruria come mi sono occupato di Ilva, di Alitalia e tante altre crisi – il sottosegretario Boschi tace. Chi non tace è l’altro protagonista della vicenda, il banchiere Ghizzoni all’epoca dei fati ad di Unicredit.

“Se mi convocheranno parlerò alla commissione d’inchiesta: in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno (…) Qualsiasi cosa dicessi ora, sarebbe strumentalizzata da una parte politica contro l’altra, e contro di me. Oltre poi al fatto che quando studiavo da banchiere mi hanno insegnato che la riservatezza è una virtù (…) Se mi convocheranno sono disposto a rispondere a tutte le domande della commissione d’inchiesta parlamentare: ho letto che partirà presto, mi auguro sia vero”.