Covid: dopo i vaccini, in sperimentazione anche i farmaci antivirali

26 Marzo 2021, di Alberto Battaglia

Dal remdesivir all’idrossiclorochina, sono stati diversi i farmaci antivirali sperimentati per trattare i sintomi nei malati da Covid-19. Per il momento, i risultati clinici non hanno mai dato reali prove di efficacia.

Eppure, con la crescita delle varianti e i dubbi su quanto possa durare la protezione post-vaccinazione, il bisogno di trattamenti efficaci in grado di ridurre la pericolosità della malattia è sempre più forte.

Pfizer, la casa farmaceutica che per prima ha ottenuto dalla Fda americana l’autorizzazione per il vaccino anti-Covid, ha annunciato l’inizio della sperimentazione di Fase 1 per un nuovo trattamento per via orale.

Si tratta di una terapia antivirale che potrebbe entrare in azione sin dalla comparsa dei primi sintomi. Il suo nome è PF-07321332, e proprio come i farmaci usati contro HIV ed epatite è un inibitore della proteasi che ostacola la riproduzione del virus all’interno delle cellule dell’organismo.

Anche due case farmaceutiche rivali stanno sperimentando farmaci anti-Covid basati sullo stesso principio, si tratta di Merck (con Ridgeback Bio) e Roche (con Atea Pharmaceuticals).

 Farmaci antivirali: un’arma per evitare ospedalizzazioni

“Affrontare la pandemia Covid-19 richiede sia la prevenzione tramite vaccino che un trattamento mirato per coloro che contraggono il virus”, ha affermato il direttore della ricerca Pfizer, Mikael Dolsten, “dato il modo in cui il SARS-CoV-2 sta mutando e il continuo impatto globale del Covid-19, sembra probabile che sarà fondamentale avere accesso alle opzioni terapeutiche sia ora che oltre la pandemia “.

“Abbiamo progettato PF-07321332 come una potenziale terapia orale che potrebbe essere prescritta al primo segno di infezione, senza richiedere che i pazienti siano ospedalizzati o in terapia intensiva”, ha spiegato Dolsten. Pfizer, inoltre, sta mettendo a punto un inibitore della proteasi sperimentale somministrato per via endovenosa, PF-07304814, che è attualmente in uno studio multidose di fase 1b.

“L’antivirale per via endovenosa di Pfizer è una potenziale nuova opzione di trattamento per i pazienti ospedalizzati”, ha proseguito Dolsten, “insieme, i due farmaci hanno il potenziale per creare un paradigma di trattamento end-to-end che integra la vaccinazione nei casi in cui la malattia si manifesta comunque”.