COSACCHI DA SPIAGGIA

23 Luglio 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Quando incontri dei russi in vacanza, non aspettarti Anna Karenina e il dottor Zivago. Quei russi lì sono rimasti a casa. Da noi sono arrivati gli altri. Quelli appena sommersi da una bufera di dobloni. Li riconosci dallo sguardo: truce. E dalla lingua: russa. Anche se gli parli in inglese, ti rispondono in russo. Se ti rispondono. Hanno lingotti d’oro con dei tasti sopra (telefonini, suppongo) e un cestello ghiacciato vicino al tavolo, affollato di bottiglie costosissime che svuotano toccandosi il bicchiere l’un l’altro ogni volta. Questo crea notevoli inconvenienti nei rapporti coniugali, perché lei di solito è più lenta nel prosciugare il suo e costringe il marito a traccheggiare nervosamente, in attesa di poterglielo riempire daccapo per procedere al brindisi successivo.

Viziano bambini belli e bulli che non ridono mai e attaccano briga con qualunque bambino non russo osi invadere il loro campo visivo. In spiaggia leggono come noi, cioè niente, e chiacchierano meno di noi, comunque abbastanza, ma si eccitano solo quando vedono un venditore di cianfrusaglie: maneggiare oggetti sembra la loro principale passione, persino comprensibile dopo settant’anni di comunismo forzato.

Osservandoli, si finisce per riflettere sulla precarietà dell’educazione. Questi cumenda quarantenni che chiedono l’aragosta anche in pizzeria sono cresciuti dentro scuole sovietiche in cui le loro menti venivano trapanate notte e giorno con l’utopia egualitaria. Da come adesso trattano i camerieri è probabile che non stessero troppo attenti alle lezioni. Già allora, invece che al comunismo mondiale, pensavano all’aragosta.

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