COSA C’ENTRA L’EURO CON HAIDER

16 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

La moneta unica europea dal suo battesimo il 2 gennaio 1999 ha perso oltre il 15% del valore nei confronti del dollaro.

Spiegazione corrente, il differenziale di crescita (2%) tra l’economia europea e la new economy americana, a sua volta spiegato dalle rigidita’ dell’una e dalle flessibilita’ dell’altra.

Ma la stessa storia non vale per il Giappone: il differenziale di crescita e’ del 3,4%, e lo yen si e’ rivalutato dell’8% sul dollaro.

Quanto poi a rigidita’, il Giappone e’ quasi un caso di studio. E le prospettive per l’anno in corso non sono molto diverse: mentre si prevede che il differenziale di crescita tra USA ed Europa si ridurra’ allo 0,6%, quello tra USA e Giappone sara’ ancora del 2,5%.

La crescita, finanziata a debito, ha fatto accumulare agli USA un disavanzo delle partite correnti di 300 miliardi di dollari, e la svalutazione dell’euro ha fatto accumulare all’Europa un avanzo che, anche se solo meta’ di quello Giapponese, vale comunque 53 miliardi di dollari.

E allora? E allora si puo’ invocare la posizione di ‘signoria’ del dollaro: gli americani possono pagare i loro debiti finanziari e commerciali con altri debiti (le loro banconote). La valuta degli Stati Uniti rimane di gran lunga il maggior mezzo di pagamento nelle transazioni commerciali internazionali, e il sogno di far accettare l’euro in una parte significativa di queste transazioni torna per ora nel cassetto.

Sul perche’, forse il caso Haider puo’ fornire qualche spunto. La moneta e’ il debito di uno Stato, ma non c’e’ nessuno Stato dietro l’euro. Haider, con mezzo milioni di voti, vale un quindicesimo di Europa, col diritto di veto puo’ valerla tutta, e le condanne appassionate, condivisibili e moralmente ineccepibili non migliorano la situazione, anzi rischiano di farla addirittura peggiorare.

Una moneta che non abbia alle spalle la capacita’ coercitiva di uno Stato, sorretta da elezioni democratiche e da garanzie di stabilita’, ma solo limiti di variabili macroeconomiche, non e’ un vascello di cui si puo’ tracciare la rotta, ma una mosca che si agita in una scatola, specie in vista di grandi acquisizioni verso Est; e’ comune, nel mondo delle imprese, che le azioni di chi fa un’acquisizione vengano punite dai risparmiatori, figuriamoci poi se a condurre l’operazione non e’ un management saldo e riconosciuto.

Mauro Scarfone e’ un dirigente dell’ENI specializzato in problemi di finanza internazionale