Lotta corruzione, Italia penultima Ue: peggio di Grecia e Romania

27 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Penultimi in Europa e 61esimi nel mondo: l’Italia è ancora agli ultimi posti nella lotta alla corruzione, dietro persino a Romania e Grecia, davanti solo alla Bulgaria. In testa alla graduatoria stilata dall’ong Transparency International si piazza la Danimarca, in fondo la Somalia e la Corea del Nord.

Il nostre paese paga la pessima reputazione in materia di tangenti, anche se è stata riscontrata “un’inversione di tendenza seppur minima rispetto al passato che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni”, ha commentato il presidente di Transparency Italia, Virginio Carnevali.

Il miglioramento non è stato sufficiente, però, e così siamo stati superati anche da paesi storicamente percepiti come ‘corrotti’ dagli investitori stranieri. Nel Corruption Perceptions Index del 2015, la classifica delle nazioni messe in ordine dall’ong in base alla corruzione pubblica così come viene percepita, l’Italia guadagna un misero punto, attestandosi a quota 44 sui 100 raggiungibili, contro i 46 di Romania e Grecia e i 41 della Bulgaria.

“Come dimostra la cronaca – spiega sempre Carnevali – la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. Una società civile più unita su obiettivi condivisi e aventi come focus il bene della res publica porta un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti”.

I paesi che hanno subito i peggioramenti maggiori negli ultimi quattro anni sono Brasile, Libia, Australia, Turchia e Spagna. I miglioramenti più netti sono invece appannaggio di Grecia, Senegal e Regno Unito.

Da esperto in materia di diritto penale Vincenzo Mussacchio sottolinea come i dati sull’Italia siano la conferma della “pessima reputazione del nostro Paese sul fronte delle tangenti e della corruzione tenuto conto anche del fatto che negli ultimi due anni l’Italia è rimasta ferma al palo, superata – tra i paesi dell’Ue – persino da quelli considerati molto corrotti come Grecia e Romania”.

“Va anche evidenziato, nonostante gli ultimi interventi normativi – la legge Severino in primis – e l’impegno dall’Autorità nazionale anticorruzione, che la corruzione resta endemica”.

La strada da fare, secondo il giurista, è pertanto “ancora molto lunga e insidiosa, ma con una seria politica di prevenzione e di repressione risultati concreti si possono raggiungere”.

Fonte: Transparency International