Rimanere investiti o “rientrare” un mese dopo il bottom: come cambiano i ritorni

1 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Lo avevano già affermato big come Larry Fink (ceo di BlackRock) o, su scala italiana Ennio Doris (fondatore di Mediolanum): la correzione dolorosa e rapida vista sui mercati apre grandi opportunità di investimento per quanti abbiano un orizzonte a lungo termine.

Ancora oggi resta difficile capire da che parte si muoveranno i mercati a breve termine, su questo le visioni degli analisti restano divise. Ma sulle prospettive di respiro più ampio il consenso è largo: “I ritorni a lungo termine nascono nelle profondità di circostanze dure come quella in cui ci troviamo: è un’opportunità che capita una volta per decennio”, ha affermato a Cnbc il cio di Endowus, Samuel Rhee.

I ritorni dopo la crisi del 2008

Per avere un’idea delle conseguenze delle decisioni d’investimento in seguito a eventi traumatici e massicce correzioni sui mercati è utile fare riferimento all’esperienza della crisi finanziaria del 2008. Il Chicago Board Options Exchange e Syfe hanno simulato quattro diversi scenari.

  • Il primo: rimanere investiti nello S&P 500 durante tutta la durata della crisi;
  • il secondo: uno scenario nel quale dal cash si passa all’investimento dopo un mese a partire dalla ripresa;
  • il terzo, nel quale “si perdono per strada” 3 mesi di ripresa;
  • il quarto, infine, nel quale ne vengono persi i primi 6 mesi di recupero dei mercati.

Le differenze più evidenti sono quelle che dividono il primo dal secondo scenario: perdere anche solo il primo mese a partire dal recupero del mercato azionario (rappresentato dallo S&P 500), dopo un anno avrebbe ridotto la performance dal 69% al 33%.

Anche dopo 3 anni la differenza resta notevole: una performance del 103% nel primo scenario, contro il 60% del secondo. Aver perso 3 mesi di recupero, invece, avrebbe ridotto la performance dopo un anno dal 69% al 21%.
Infine, il quarto scenario riduce la performance al 10% dopo un anno dal momento in cui il mercato ha toccato il punto più basso.

Certo, nessuno è in grado di prevedere esattamente quando questo fondo (o “bottom”) viene raggiunto, massimizzando i propri ritorni futuri. Il rischio di disinvestire e passare alla liquidità adesso, tuttavia, è quello di “mancare” la parte più cruciale del rimbalzo: quella iniziale.
“Nessuno sa con certezza quando toccheremo il fondo nella situazione attuale, ma crediamo che rimanere investiti e disciplinati ripaghi”, ha affermato il ceo di Syfe, Dhruv Arora.