Coronavirus: impatto dipenderà dalla durata dell’emergenza

29 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

E’ ancora troppo presto per capire se il coronavirus sia o meno il cigno nero la cui comparsa segnerà l’inizio di una fase di mercato ribassista. In attesa di comprendere a fondo le possibili conseguenze per la salute e per l’economia, scrive Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, non ci sarebbero elementi tali da suggerire una riduzione degli asset rischiosi (come le azioni) dal portafoglio.

“Negli ultimi anni i mercati hanno preferito ignorare questo tipo di rischi”, scrive Flax in una nota, “tuttavia, affidarsi a questa logica è pericoloso: si potrebbe argomentare che i mercati hanno ignorato questi rischi perché poi non si sono mai effettivamente realizzati, con il senno di poi è complesso valutare il nesso di causa ed effetto”.

Il coronavirus, a differenza di altri eventi analoghi, presenta almeno due significative differenze. La prima è che non sono ancora chiare le possibili conseguenze su larga scala. La seconda è che per quanto riguarda le misure di sicurezza adottate dalle autorità si è già di fronte a qualcosa che rallenterà consumi e viaggi.

“Se la malattia continuasse a diffondersi e i governi adottassero ulteriori misure per contenerla, ciò potrebbe portare a cambiamenti importanti nel comportamento dei consumatori e delle imprese – in Cina e non solo”, afferma il cio di Moneyfarm, “meno viaggi e spostamenti, meno acquisti, vacanze annullate e la serie potrebbe andare avanti all’infinito. E più a lungo continua questo contenimento, maggiore potrebbe essere l’impatto sulla crescita globale: la chiave è capire quando eventualmente i danni cominceranno a diventare strutturali e a danneggiare le prospettive di Pil di medio termine”.

L’impatto del coronavirus sul momentum

“Non da ultimo dobbiamo considerare l’impatto che il coronavirus potrebbe avere sul momentum”, scrive Flax, “se nei beni di consumo, all’aumentare dei prezzi la domanda dovrebbe diminuire, nei mercati finanziari ci sono periodi in cui la crescita dei prezzi si autoalimenta” comportando maggiori acquisti motivati dall’aspettativa di nuovi rialzi.
“Questo trend positivo potrebbe essere fermato da uno shock esogeno (come abbiamo visto per numerose crisi finanziarie) e il coronavirus potrebbe svolgere questo ruolo di catalizzatore”.

L’impatto sul Pil: la durata è il fattore-chiave

La crescita economica cinese, sebbene positiva, ha visto un rallentamento nel 2019 di quasi un punto percentuale rispetto al 2017, e anche senza considerare gli effetti del coronavirus, le aspettative per il 2020 (5.9%) e il 2021 (5.8%) sono già riviste a ribasso, ha ricordato il cio di Moneyfarm.
“L’economia cinese rimane debole e nonostante gli alti tassi di indebitamento, i requisiti patrimoniali per le banche sono stati abbassati per stimolare gli investimenti. In un contesto di indebitamento elevato gli effetti di shock esogeni sull’economia si amplificano. Quello che crediamo è che, anche in assenza di una pandemia estesa, l’impatto sull’economia dipenderà soprattutto dalla durata dell’emergenza”.