Coronavirus, Fed teme contagio economia globale. Trump torna a chiedere tassi più bassi

12 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

La preoccupazione per la diffusione del coronavirus entra anche nella retorica della Fed. Anche se, nel complesso, la Banca centrale americana si dice ottimista sulla capacità dell’economia americana di resistere ai venti di crisi..

“Le difficoltà economiche della Cina, causate dal diffondersi dell’epidemia di coronavirus, potrebbero contagiare il resto dell’economia globale”, ha detto ieri il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, nella sua audizione alla Camera Usa. “La Fed sta monitorando attentamentela situazione”.

Powell sottolinea che le nuova minaccia del coronavirus arriva in un momento in cui si erano allentate le tensioni e ridotte le incertezze sul commercio. Definisce comunque “appropriata” l’attuale politica monetaria della Fed. E chiede un bilancio Usa “più sostenibile”.

Nel complesso il numero uno della Federal Reserve si dice piuttosto ottimista riguardo alle prospettive future. L’espansione economica dell’economia a stelle e strisce, giunta ora al suo undicesimo anno, è la più lunga mai registrata nella storia.

Durante la seconda metà del 2019 “l’economia è apparsa resiliente agli ostacoli globali che si erano intensificati l’estate scorsa”, con l’attività economica che è migliorata ancora e il mercato del lavoro che si è rafforzato, ha dichiarato Powell durante l’ intervento al Comitato dei servizi finanziari della Camera.

Le sue osservazioni seguono il rapporto formale, presentato dalla Fed venerdì al Congresso Usa, dove viene rimarcata la posizione della banca centrale, secondo cui l’attuale intervallo di riferimento per i tassi di interesse a breve termine — compreso tra l’1,5% e l’1,75% — è “adatto” a favorire l’espansione.

Grazie al venir meno dell’incertezza sulla politica commerciale e alla stabilizzazione della crescita globale, Powell non vede alcuna ragione per cui adeguare i tassi di interesse statunitensi, a meno che i nuovi sviluppi non richiedano una “rivalutazione materiale” delle prospettive attuali.

E proprio sui tassi di interesse, ieri si è innescata la solita polemica con il presidente Usa Donald Trump.

“Quando ha cominciato la sua testimonianza – ha scritto Trump su Twitter – il Dow Jones guadagnava 125 punti ed era in crescita. Appena ha parlato si è mosso ininterrottamente al ribasso, come sempre, e ora è a -15. La Germania e altri paesi vengono pagati per prendere soldi in prestito. I tassi della Fed sono troppo alti, il dollaro è troppo forte per le esportazioni”.