Coronavirus: come si stanno muovendo gli altri Paesi Ue

10 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

Rispetto ai provvedimenti presi dal governo italiano negli ultimi giorni, a partire sabato 7 marzo con la chiusura di ampie aree del Nord Italia e, a partire dal 10 marzo, l’estensione della zona arancione a tutto il territorio nazionale, gli altri Paesi europei sembrano ancora indietro nell’approvazione di misure di contenimento paragonabili. I numeri dei contagi da coronavirus, tuttavia, sono in forte crescita anche in altri Paesi chiave dell’economia europea. In Francia, secondo Paese più colpito d’Europa dopo l’Italia, il conto dei soggetti positivi al virus è arrivato a 1412 unità.

Le misure in Francia

Le immagini del raduno dei fan della serie di fumetti “I Puffi”, svoltosi in una piazza di un piccolo paese francese, hanno già fatto il giro del web. Non molte ore dopo, il ministero della Salute francese ha preso i primi provvedimenti per ridurre le possibili occasioni di potenziale contagio, sospendendo le riunioni che contano oltre mille persone anche all’aperto.
Per il momento, tuttavia, le misure transalpine lasciano ancora spazio a notevoli scenari a rischio. Resta confermato per domenica il voto in 36mila comuni francesi per le elezioni municipali. Il parco divertimenti Disney, nei pressi di Parigi, resta aperto ai visitatori nonostante il primo caso accertato di Covid-19 fra i membri del personale. Aperti anche musei e teatri. Lo stesso presidente Emmanuel Macron, accompagnato dalla moglie Brigitte, ha assistito a uno spettacolo venerdì sera, dando l’esempio di una vita culturale che rifiuta di fermarsi. Scene che non sarebbero sembrate fuori luogo nemmeno nella #milanononsiferma, promossa dal Comune del capoluogo lombardo appena pochi giorni fa. Quell’hashtag appare oggi già lontano e un po’ superficiale alla luce della gravità della situazione sanitaria che andava profilandosi.

Anche la Spagna inasprisce le misure

La Spagna, dopo Italia e Francia, è il Paese europeo che conta il maggior numero di contagi di coronavirus (1231 al 10 marzo). La situazione è peggiorata rapidamente fra sabato 8 e domenica 9 marzo, con il raddoppio dei casi riportati. La strategia sanitaria, dunque, è radicalmente cambiata prendendo atto del rischio crescente per la popolazione spagnola. A partire da mercoledì 11 marzo gli asili nido e tutti gli istituti scolastici, comprese le università, chiuderanno nella regione di Madrid, che è passata in ventiquattro ore da 202 a 578 casi e da 8 a 17 morti. Si tratta di un provvedimento che colpisce più di 1,5 milioni di studenti.
Provvedimenti analoghi anche nelle città di Vitoria e La Bastida, nei Paesi Baschi. In queste aree, ha comunicato il ministro della Salute, Salvador Illa, si invita la popolazione e le imprese a privilegiare il telelavoro, le teleconferenze e di organizzare rotazioni di orario che assicurino di evitare concentrazioni di persone eccessive.
In tutto il territorio spagnolo, invece, è fatta richiesta alla cittadinanza di restare in casa allorquando si osservino sintomi di malattia e di ricevere le visite mediche direttamente presso il proprio domicilio.

Germania più lasca, “ma restrizioni aumenteranno”

La Germania, al 10 marzo, è il quarto Paese europeo per numero di contagi da coronavirus con 1224 soggetti risultati positivi. Alla luce del rapido aumento dei contagi nel Paese, il ministro della Salute, Jens Spahn, ha annunciato, lunedì 9 marzo, che le riunioni superiori al migliaio di persone dovrebbero essere cancellate: “Dopo numerose discussione con i responsabili, incoraggio calorosamente la cancellazione degli eventi che abbiamo oltre mille partecipante, fino a nuovo avviso”, ha scritto il ministro sul suo profilo Twitter.

In un articolo sulla Bild il ministro Spahn ha dichiarato che “limitare la vita pubblica non è una decisione facile”, e che i cittadini debbono chiedersi autonomamente a che cosa sia loro possibile rinunciare: “Andare in vacanza? Assistere ad un concerto? Giocare a calcio o hockey su ghiaccio?”

Per il momento dunque, la Germania resta cauta ma non impone divieti perentori: “Sono scettico sulle chiusure scolastiche a livello nazionale”, ha aggiunto il ministro della Salute tedesco. “Il climax non è stato ancora raggiunto”, ha concluso Spahn, “prevediamo un ulteriore aumento delle infezioni e ci sono anche i primi decessi in Germania. Ci saranno ulteriori restrizioni sulla nostra vita quotidiana”.