Contro delocalizzazione: Natuzzi torna in Italia

10 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Raggiunto l’accordo per la Natuzzi. Si prevede il ritorno negli stabilimenti di Puglia e Basilicata di produzioni dalla Romania. Gli esuberi strutturali, spiegano i sindacati, si riducono subito da 1.726 a 1.506; di questi, altri 650 saranno rioccupati entro il 2014, altri 200 entro il 2018, con la creazione di due newco.Mobilità volontaria per circa 600.

È un «accordo storico», afferma il segretario nazionale Feneal-Uil Fabrizio Pascucci, «perché riporta in Italia le lavorazioni che erano state delocalizzate in Romania, grazie al fatto che i sindacati si sono resi disponibili ad una politica salariale moderata (senza ulteriori richieste aggiuntive rispetto al contratto nazionale per almeno tre anni) con flessibilità sugli orari e maggiore produttività».

Domani ci sarà la firma ufficiale al ministero dello Sviluppo economico, con l’azienda, le regioni Puglia e Basilicata (dove la Natuzzi è presente) ed i sindacati. Dopo il Mise, i sindacati – riferisce ancora Pascucci – si sposteranno al ministero del Lavoro per siglare la proroga della cassa integrazione straordinaria, per riorganizzazione complessa, che sarà richiesta per 2.000 persone per un anno (fino ad ottobre 2014) e che per un periodo sarà a rotazione.

«Dei 1.726 esuberi strutturali inizialmente annunciati dall’azienda dei divani – spiega il segretario della Feneal-Uil – 220 saranno subito ricollocati nello stabilimento di Jesce (Matera), dove invece era stata quasi azzerata la produzione, recuperando così anche questo sito e riducendo da subito gli esuberi a 1.506. Di questi, 500 lavoratori saranno rioccupati entro il 2014 riportando lavorazioni dalla Romania (dove il sito non sarà comunque chiuso) in Puglia e in Basilicata, con la costituzione di una nuova società a gennaio: l’indicazione dei sindacati è di puntare soprattutto su Ginosa (Taranto), dove la fabbrica entro novembre sarà chiusa, in modo da rimetterla in piedi con la newco.

Altri 200 lavoratori saranno recuperati entro il 2018, sempre nell’ambito di questa newco. Ancora altri 150, con la creazione di una seconda newco, saranno rioccupati sempre entro il 2014. Inoltre – conclude Pascucci – per circa 600 persone è prevista la mobilità volontaria, con un esborso da parte dell’azienda di circa 18 milioni (in media 30mila euro lordi a lavoratore)».

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