Conti pubblici, Palazzo Chigi fa slittare Def per garantire “Pil col botto”

21 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Pur di garantire la “ripartenza col botto” promessa l’1 agosto agli italiani, Matteo Renzi cambia in corsa il calendario dell’aggiornamento dei conti pubblici. Il nuovo Documento di economia e finanza, ha comunicato il Tesoro, non sarà presentato alle Camere il 20 settembre, come prevede una legge del 2011: arriverà in Consiglio dei ministri per il via libera solo l’1 ottobre. Per aspettare che l’Istat diffonda i conti nazionali aggiornati sulla base del tanto atteso (a Palazzo Chigi) nuovo sistema di contabilità pubblica European system of national accounts 2010, meglio noto come Esa 2010 o, in italiano, Sec 2010.

Quello che prevede, tra le altre cose, che nel calcolo del prodotto interno lordo rientrino le spese in ricerca e sviluppo e quelle militari, ma pure le attività illegali, compreso traffico di droga, contrabbando e prostituzione. E che si tradurrà per l’Italia, senza che nulla cambi in concreto nell’economia reale, in un aumento del Pil di 1-2 punti percentuali. Un “doping” che non ci farà uscire dalla recessione, perché le variazioni, positive o negative, resteranno uguali, ma avrà un effetto rilevante su due parametri cruciali per il rispetto del Patto di Stabilità: il rapporto deficit/Pil e il debito/Pil. Il primo, che stando ai dati più recenti rischia di sforare il 3%, in caso di un aumento del Pil di 2 punti si ridurrebbe di 0,03-0,05 punti base. Per esempio, se il Pil 2013 grazie a Esa 2010 passerà da 1.560 a 1.590 miliardi il rapporto scenderà da poco sopra il 3% al 2,9%. Rientrando nei parametri europei. Quanto al debito/Pil, che come è noto ha raggiunto il 135,6% del Pil, calerà fino a 2,6 punti percentuali. Manna dal cielo, ora che commentatori e analisti fanno a gara per suggerire ricette in grado di colmare la voragine dei conti pubblici.

“Gli italiani vadano in ferie tranquillamente, a settembre ci sarà una grande ripartenza col botto”, aveva garantito il premier durante la conferenza stampa che l’ha visto fare marcia indietro sull’estensione a pensionati e partite Iva del bonus di 80 euro. Pensando, probabilmente, proprio ai nuovi numeri che sarebbero usciti dall’aggiornamento dei conti sulla base di Esa 2010. Ma a luglio l’Istat ha comunicato che i conti nazionali così rivisti verranno rilasciati solo il 22 settembre. Problema: il ministero dell’Economia guidato da Pier Carlo Padoan avrebbe dovuto presentare l’aggiornamento del Documento di economia e finanza – cruciale appuntamento d’autunno in vista della Legge di Stabilità – proprio due giorni prima, il 20 settembre. Una vera disdetta. Quindi che si fa? Semplice: si fa slittare l’aggiornamento. Poter presentare numeri più rassicuranti agli italiani e agli investitori internazionali varrà bene qualche giorno di attesa.

Detto, fatto. Mercoledì sera il Tesoro ha diffuso un comunicato che recita: “Per gli adeguamenti al Sec 2010 la Nota di Aggiornamento al Def sarà disponibile per la discussione in Consiglio dei Ministri il primo ottobre 2014?. Peccato che il termine ultimo per la presentazione alle Camere prescritto dalla legge 39 del 7 aprile 2011, adottata per coordinare il calendario della programmazione economica italiana con quello degli altri Paesi Ue, sia il 20 settembre. D’altronde l’utilizzo dei nuovi dati, spiega il ministero, “è il presupposto essenziale per la predisposizione di un Def coerente con questa nuova metodologia di rilevazione statistica adottata a livello europeo”. Insomma: non si può proprio far senza. Tocca aspettare. Anche se le date, in teoria, sono tassative: entro il 20 bisogna aggiornare il documento che mette nero su bianco gli obiettivi triennali di politica economica e di finanza pubblica del governo, entro il 15 ottobre si deve presentare alle Camere il disegno di legge di Stabilità e a novembre la legge va inviata a Bruxelles per il vaglio della Commissione europea. Ma evidentemente stavolta Padoan e i tecnici di via XX Settembre hanno preferito chiudere un occhio e mettere al sicuro il “botto” di Renzi. Tra violare i parametri del Patto e prendersi un po’ di “flessibilità” almeno sui tempi, meglio la seconda opzione.

Se poi il 15 ottobre, quando l’Istat avrà aggiornato anche i dati sul Pil del primo e secondo trimestre, “vi saranno modifiche di rilievo nei tassi di crescita trimestrali dei vari aggregati tali da portare a modifiche significative anche nelle proiezioni, verrà successivamente presentata una Relazione ad hoc al Parlamento, come previsto per legge”. Chissà che l’asso nella manica di Renzi non riservi altre sorprese.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Fatto Quotidiano – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Il Fatto Quotidiano. All rights reserved

***

DI Andrea Ducci – Corriere della Sera

Un ritardo che vale un tesoretto. La nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) sarà consegnata dal governo il prossimo primo ottobre. Un mini slittamento rispetto alla data precedente, fissata per il 20 settembre. Il rinvio è dovuto all’introduzione delle nuove regole per il calcolo del Prodotto interno lordo (Pil).

In sostanza, nelle prossime settimane l’Istat dovrà elaborare le nuove stime del Pil, utilizzando le regole statistiche del Sistema europeo di calcolo (Sec) 2010, aggiornando così quelle ormai superate del Sec 1995. Al di là delle sigle significa che per calcolare la ricchezza prodotta saranno comprese alcune voci finora rimaste escluse. Per esempio le spese in ricerca e sviluppo, considerate fino ad oggi come uscite pure anziché investimenti, le spese militari, oltre che il conteggio dell’economia illegale (stupefacenti, contrabbando e prostituzione). Un ricalcolo che devono fare tutti i Paesi europei.

Va da sé che aggiungere queste nuove voci significa fare crescere in modo significativo il Pil. Le stime per l’Italia prevedono che alla fine il governo si ritrovi in dote un paio di punti di Pil, circa 32 miliardi di euro. Un tesoretto, appunto, da tenere in conto nell’elaborazione dei fatidici rapporti tra deficit e Pil e tra debito e Pil. Per il deficit un aumento del Pil dovrebbe garantire all’esecutivo un margine di sicurezza ulteriore per scongiurare lo sforamento della soglia del 3%, stabilita da Maastricht. Quanto al debito, ci sarà un calo rispetto al livello record attuale.

Non a caso, ieri sera il ministero dell’Economia in una nota ha precisato che l’aggiornamento del Def è fissato per l’inizio di ottobre «in considerazione del termine del 22 settembre indicato dall’Istat per la diffusione dei nuovi dati annuali sino al 2013 secondo il nuovo sistema europeo di calcolo». L’utilizzo delle nuove statistiche sul Pil, basate sul Sec 2010, è secondo via XX Settembre il presupposto «essenziale per la predisposizione di un Def coerente con questa nuova metodologia di rilevazione adottata a livello europeo».

Una carta jolly, insomma, nella manica del governo. Il punto è che l’aiutino del nuovo sistema di calcolo non basterà a fare quadrare i conti. Tanto che il governo non fa più mistero di volere accelerare la cessione di ulteriori quote di Eni ed Enel.

A dirlo in modo esplicito è stato ieri il viceministro dell’Economia, Enrico Morando. «Nella nota di aggiornamento al Def sarà ribadito e rafforzato il piano pluriennale di privatizzazioni di aziende pubbliche da destinare interamente e integralmente alla riduzione del debito». L’idea più probabile è di vendere un pacchetto del 5% di ciascuna delle due società, sebbene Morando preferisca non sbilanciarsi «Le quantità saranno definite al momento opportuno».

Il viceministro ha inoltre ripetuto che le risorse per stabilizzare il bonus Irpef di 80 euro e per ridurre il carico fiscale su lavoro e imprese arriveranno dalla spending review e dall’attivazione del fondo per la riduzione delle tasse previsto dalla legge di stabilità.

Intanto oggi al ministero delle Infrastrutture si terrà una riunione con il ministro Maurizio Lupi per affinare i contenuti salienti del decreto Sblocca Italia. La bozza prevede misure su infrastrutture, grandi opere, municipalizzate, e pacchetto incentivi sulla casa. Il testo definitivo arriverà in consiglio dei Ministri il 29 agosto.