Consulenza finanziaria cresce in Italia oltre la media estera

4 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nonostante il perdurare della crisi finanziaria, il settore della consulenza finanziaria in Italia mostra segnali evidenti di sviluppo e di crescita rispetto anche alle realtà estere. E’ quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Natixis Global Asset Management (NGAM), che ha coinvolto circa 1.300 financial advisor di nove paesi diversi, di cui 150 in Italia.

Dalle interviste risulta che il 75% dei promotori ha registrato, infatti, una crescita del business durante gli ultimi anni rispetto a una media internazionale del 60%. Tra questi ben il 23% ha dichiarato di avere avuto uno sviluppo molto considerevole, contro una media globale del 13%.

“Questi dati ci confermano come il settore della consulenza finanziaria stia assumendo
una sempre maggiore rilevanza nel nostro Paese” – afferma Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management. “Il ruolo del promotore finanziario e del consulente indipendente appare centrale non solo nella relazione con il cliente, ma anche per una corretta costruzione del portafoglio”.

La perdurante volatilità che contraddistingue i mercati e la conseguente necessità di costruire portafogli in grado di affrontare diversi scenari di mercato appaiono sempre più le sfide centrali per i consulenti finanziari italiani.

Per ben il 58% degli intervistati la costruzione di portafogli più robusti appare la sfida più impegnativa. Legata a ciò, nasce la necessità di affrontare e saper gestire la volatilità dei mercati supportando il cliente con un’adeguata consulenza. Gli investitori italiani, oggi più che in passato, si dimostrano, infatti, interessati ad affrontare il tema del rischio (il 45% rispetto a una media del 35% negli altri paesi).

Per far fronte a questo diverso scenario, oltre la metà dei consulenti italiani (53%) ritiene che il tradizionale approccio 60/40 tra azioni e obbligazioni non sia più il modo migliore per raggiungere gli obiettivi dell’investitore e per affrontare il rischio di portafoglio. Ben il 65% degli intervistati ritiene che sia utile guardare a nuove metodologie e tecniche di costruzione del portafoglio per rispondere alle esigenze degli investitori, contro una media generale del 58%.

“Nell’attuale contesto, una corretta percezione del rischio degli investimenti è la base per un’adeguata costruzione del portafoglio che faccia della diversificazione la chiave per affrontare diversi cicli di mercato” – sottolinea Bottillo. “Una diversificazione che, a nostro avviso, non si limiti solo a considerare diverse aree geografiche e settori, ma che sappia inserire nel portafoglio diverse strategie di investimento e metodologie meno correlate con l’andamento dei mercati”.