Famiglie italiane investono meno. Scarsa la cultura finanziaria

8 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

Le famiglie italiane investono sempre meno in strumenti finanziari. È quanto mette in evidenza il Rapporto Consob 2019 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, da cui emerge che nel corso del 2018, le attività finanziarie delle famiglie italiane (depositi, investimenti in titoli, azioni e obbligazioni) hanno registrato una contrazione del 3,1% (-0,5% nell’area euro), a fronte di una crescita delle attività reali del 2,7% e una diminuzione delle passività pari allo 0,7%.

Solo il 30% delle famiglie riesce a investire, una percentuale che negli ultimi 5 anni è rimasta invariata. Per la prima volta dal 2014 è lievemente salito il tasso di risparmio, pari al 10% della ricchezza netta degli italiani (contro oltre il 12% della media Ue), ma di pari passo si è erosa dal 33 al 31% la percentuale di coloro che riescono a risparmiare con regolarità.

La mancanza di risparmi rappresenta il maggior deterrente all’investimento, seguito dalla mancanza di fiducia nel sistema finanziario.

Il 20% degli investitori si rivolge a consulenti

Un investitore su due utilizza una sola fonte informativa per prendere decisioni di investimento, preferendo di gran lunga il supporto di un esperto (consulente finanziario o funzionario della banca) alla consultazione in autonomia di documenti informativi sui prodotti come il prospetto. Nelle scelte di investimento, il 20% degli individui si affida a un consulente finanziario o a un gestore che consulta anche in fase di monitoraggio del proprio portafoglio.

Il 40% degli investitori ricorre alla cosiddetta consulenza informale, ossia ai consigli di amici e parenti (talvolta attivi nel settore finanziario), e altrettanti decidono in autonomia.

Dal Rapporto Consob emerge inoltre che oltre il 30% delle famiglie italiane non conosce nessuno tra i seguenti prodotti finanziari: conto corrente; azioni; obbligazioni; fondi comuni; Bitcoin. Secondo il sondaggio il 21% degli intervistati non conosce nessuna di queste nozioni base: inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto.

Investimenti sostenibili restano un’incognita

Gli investimenti sostenibili e socialmente responsabili (SRI) sono ancora poco noti. Se il 40% degli intervistati dichiara di averne almeno sentito parlare, solo il 5% si ritiene bene informato; il dato aumenta, tuttavia, nel sottogruppo degli investitori che riferiscono di averne una conoscenza sia pure approssimativa nel 60% dei casi. Le fonti informative prevalenti sono i media e il web, mentre il ruolo dei consulenti finanziari resta secondario anche nel sottogruppo degli investitori (Fig. 6.2). Nel complesso, solo il 5% degli investitori dichiara di avere prodotti SRI nel proprio portafoglio (18% nel sottocampione di coloro che si dichiarano informati e che sono seguiti da un consulente). Il potenziale interesse negli SRI dipende anche dalla importanza riconosciuta ai cosiddetti fattori ESG (environmental, social and governance) e, nell’ambito di questi, ai cambiamenti climatici più frequentemente all’attenzione dell’opinione pubblica.