Confindustria taglia stime Pil 2020 (-9,6%): “Faticosa risalita dopo il crollo”

15 Maggio 2020, di Mariangela Tessa

Per l’Italia si prospetta una “faticosa risalita dopo il crollo” provocato dall’emergenza coronavirus “con gli investimenti e l’export che soffrono più dei consumi”, un percorso nel quale “la ripartenza del credito alle imprese è cruciale”.

È quanto scrive il Centro Studi Confindustria nellanalisi di Congiuntura Flash, in cui si stima una caduta del Pil nel 2020 pari al 9,6%, rivisto al ribasso rispetto a fine aprile, quando la previsione era -6%.

Se nel primo trimestre il PIL ha subito un crollo oltre le attese (-4,7%), peggio andrà nel secondo trimestre quando il CSC prevede un calo fino al -9,0%.  Nella seconda metà dell’anno, invece, con il 100% di settori aperti, è atteso un parziale recupero, frenato da scorte accumulate e difficoltà di molte imprese, che proseguirà nel 2021 (+5,6%).

Riviste al ribasso anche le stime sugli investimenti per l’intero 2020 (-15,5% contro il -10,6% stimato a marzo), che verrà recuperata solo in parte nel 2021 (+9,1%), pesando sulla crescita futura.

Per quanto riguarda i consumi, la riapertura graduale di attività commerciali e la maggiore libertà di movimento attenueranno la caduta, a partire da maggio anche se “resterà prudente la gestione dei bilanci familiari” (-14% la spesa nel 1° semestre).

Con un recupero nel secondo semestre, il calo nel 2020 stimato dal Csc sarà di -9,9% (seguito da +5,7% nel 2021).

Decisamente grigie anche le previsioni sul commercio estero “nello scenario CSC, l’export di beni e servizi crollerà di oltre il 14% nel 2020, recuperando solo in parte nel 2021. La caduta è maggiore di quella del commercio mondiale, per la particolare debolezza di Europa e USA” ma per il nostro export “la risalita sarà più robusta”.

Quanto all’occupazione, il centro studi di Confindustria sottolinea come

“l’estensione eccezionale della CIG quest’anno permetterà un forte aggiustamento al ribasso delle ore lavorate e la salvaguardia di posti di lavoro”. Di qui una stima di occupazione che in termini di Unità di Lavoro Annue, “seguirà il PIL, con un -7,6% nel 2020 (e +3,5% nel 2021), ma terrà in termini di teste. Il tasso di disoccupazione crescerà meno che altrove, anche per l’aumento degli inattivi (+300mila a marzo, per la difficoltà di compiere azioni di ricerca). Ma faticherà a scendere nel 2021 (11,3%), quando la creazione di posti di lavoro sarà spiazzata dal riallungamento degli orari e più persone cercheranno un impiego”.