Confcommercio: nuovo DPCM manderà al tappeto consumi (-17,5 miliardi nel quarto trimestre)

27 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Un finale d’anno con i consumi e il Pil in caduta libera. Dopo Unimpresa, anche Confcommercio lancia l’allarme sull’economia italiana, dopo l’entrata in vigore del nuovo Dpcm, che introduce misure di restrizioni per contenere la seconda ondata del coronavirus.

Secondo l’associazione,  gli ultimi provvedimenti  rischiano di causare un’ulteriore perdita di consumi e di Pil di circa 17,5 miliardi di euro nel quarto trimestre dell’anno, concentrata negli ambiti della ristorazione e del turismo, della convivialità e della ricreazione in generale, dei trasporti e della cura della persona, portando a una riduzione complessiva dei consumi nel 2020 ad oltre 133 miliardi di euro rispetto al 2019 (-12,2% in termini reali). La caduta della spesa presso gli alberghi supererebbe il 55% e quella presso la ristorazione si avvicinerebbe al 50%.

Confcommercio rileva inoltre che siamo di fronte a “uno scenario drammatico nel quale questa seconda fase di lockdown ‘parziali’ produrrà inevitabilmente ulteriori, gravissimi danni con il rischio di una caduta del Pil per l’anno in corso ben superiore al 10%, la cessazione dell’attività di decine di migliaia di imprese e la cancellazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Nuove restrizioni insostenibili

Dunque, per il nostro Paese, che registra già segnali di crescente tensione sociale, si conferma l’insostenibilità economica e sociale delle nuove restrizioni all’esercizio di tante attività – soprattutto nei settori della ristorazione, della cultura e dell’intrattenimento – che, peraltro, hanno già adottato tutti i necessari e concordati protocolli di sicurezza e in cui non sembrerebbero manifestarsi particolari criticità”.

“Quello che serve – conclude l’associazione – è più programmazione e più coordinamento per risolvere la crisi del circuito dei tamponi, dei tracciamenti, dei controlli ed i nodi dei trasporti locali e della scuola. Ma soprattutto, occorre che i danni subiti dalle imprese siano ristorati adeguatamente e tempestivamente con indennizzi a fondo perduto, credito d’imposta per le locazioni commerciali e gli affitti d’azienda, moratorie fiscali – a partire dall’esenzione Imu anche per la ristorazione – e creditizie, risorse per le garanzie finalizzate ad agevolare l’accesso al credito, continuità degli ammortizzatori sociali insieme alla necessità della loro riforma e di una nuova stagione di vere politiche attive per il lavoro. Ma per individuare le misure necessarie a tenere insieme salute pubblica e ripresa economica è fondamentale e urgente confrontarsi per tempo e con continuità con il contributo di tutte le forze politiche e sociali. Un confronto necessario per dare speranza e prospettiva a famiglie, imprese e lavoratori”.

Sangalli: “danni gravissimi e insopportabili per le imprese”

“L’ultimo decreto produrrà altri danni gravissimi alle imprese, danni insopportabili: parliamo di circa 17,5 miliardi tra consumi e Pil. È necessario affrontare l’emergenza sanitaria, ma la risposta non può essere solo ‘più chiusure’ perché così si finisce per chiudere il Paese. Domani, come abbiamo chiesto, incontreremo il presidente Conte. Gli chiederemo in primo luogo un impegno preciso, in tempi certi, per gli indennizzi alle imprese penalizzate dalle chiusure. E poi un piano generale più ampio per affrontare l’emergenza Covid e uscire dall’incertezza della navigazione a vista”ha commentato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.