Allarme Unimpresa: lockdown rischia di mandare in fumo mezzo miliardo di Pil al giorno

26 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Di pari passo all’apprensione per l‘impennata dei nuovi contagi da Covid 19, cresce anche la paura per le conseguenze economiche di un nuovo lockdown, all’indomani del nuovo dpcm: ogni giorno di chiusura può rappresentare, in Italia, un serio rischio per almeno mezzo miliardi di euro di prodotto interno lordo, solo se consideriamo i settori del commercio e del turismo.

È quanto calcolato dal Centro studi di Unimpresa, secondo cui il commercio e il turismo, i settori maggiormente penalizzati da chiusure e misure restrittive, hanno un valore, per quest’anno, quasi 198 miliardi di euro sull’intero prodotto interno lordo nazionale, che, nelle stime della Nota di aggiornamento di economia e finanza, dovrebbe attestarsi, a fine anno, a 1.647,2 miliardi.

Questi due comparti dell’economia italiana, infatti, pesano per circa il 12% su un totale, stimato dal governo per il 2020, di oltre 1.600 miliardi di Pil. In altri termini: circa 3,5 miliardi a settimana e oltre 15 miliardi al mese. Stiamo parlando di negozi, bar, ristoranti, centri commerciali, parrucchieri e centri estetici, palestre, piscine, alberghi e residence, strutture ricreative, cinema, teatri, grande distribuzione, concessionari automobilisti, ambiti nei quali sono maggiormente attive le piccole e medie imprese.

L’allarme viene esteso anche sul piano della salute

“I danni collaterali di una nuova chiusura generalizzata possono essere peggiori, sia sul piano della salute (perché molte malattie non vengono curate né diagnosticate) sia sul versante economico (perché non ci sono sufficienti soldi pubblici per ristorare chi perde incasso e fatturato), di quelli che cagionati direttamente dalla pandemia. Non ci sono soldi pubblici per tutti, inutile girarci intorno: le decisioni del governo devono essere improntate al massimo equilibrio: le pmi vanno tutelate e le famiglie aiutate. Resta un bel po’ di amarezza. Ad agosto, quando c’erano primi segnali di ritorno del Coronavirus, tutti hanno lasciato correre, sia per consenso generale sia perché si votava in alcune regioni chiave per l’attuale maggioranza parlamentare. Adesso, invece, non sanno cosa fare e improvvisano. Tutto questo dopo aver sprecato sei mesi per migliorare tracciamento, trasporto pubblico locale e edilizia scolastica-universitaria” ha commentato il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

Per il vicepresidente di Unimpresa

“adesso serve fermezza e giudizio: non potendo nemmeno immaginare un eventuale lockdown, bisogna tutelare le categorie più a rischio per questa malattia e, quindi, lasciare in casa i più anziani, gli immunodepressi, coloro che hanno già altre importanti patologie. Poi, occorre mantenere obbligatorio l’utilizzo di dispositivi individuali di protezione e limitare gli assembramenti, ma oltre non è possibile andare: non possiamo permettercelo”.