Con sì a piano unione doganale, Brexit il 22 maggio prima delle Europee

1 Aprile 2019, di Daniele Chicca

Dopo la bocciatura di tutte le proposte alternative al Brexit deal firmato dal governo di Londra e Bruxelles, si tiene il primo aprile il secondo round di voti indicativi nel giro di una manciata di giorni. Quando mancano 11 giorni alla scadenza dell’ultimatum lanciato dall’Unione Europea, se vuole scongiurare il no deal o lo slittamento duraturo del divorzio, la Camera dei Comuni deve trovare oggi un piano che riscuota la maggioranza dell’aula.

Se questo prevede la partecipazione all’unione doganale europea, allora la Brexit potrebbe in effetti scattare il 22 maggio. Ma per farlo bisognerà che i leader Ue firmino una dichiarazione politica di accordo il 10 aprile. Se May dovesse appoggiare l’unione doganale, il partito dei conservatori si spaccherebbe in due. Un partito che ha già deciso di votare questo piano è il Labour, come riporta il Guardian.

In realtà May sembra che abbia chiesto ai suoi di boicottare gli emendamenti odierni, nella speranza che il suo deal alla fine passi lo scoglio parlamentare. Domani mattina il governo si riunirà per un incontro fiume di almeno 5 ore per discutere sul da farsi.

L’ala degli irriducibili della Brexit, infatti, è pronta a votare a fianco dell’Opposizione una mozione di sfiducia per la destituzione della premier e leader dei Tories. Lo ha annunciato Steve Baker, uno dei 34 deputati conservatori che ha bocciato il deal di May anche per la terza volta. Baker fa parte dell’European Research Group (ERG), il gruppo parlamentare dei favorevoli alla Brexit “dura”.

Cosa implica piano mercato comune 2.0

Il partito dei Labouristi potrebbe ammorbidire la sua posizione sulla proposta che vuole Londra rimanere nel mercato comune. Lo ha fatto sapere Emily Thornberry, la ministro ombra degli Esteri inglese. Finora il partito di centro sinistra di Jeremy Corbyn ha chiesto che il Regno Unito rimanesse allineato al mercato comune ma con uno status speciale differente da quello della Norvegia.

La posizione per un accordo più rigido rispetto a quello norvegese è legata ai timori sul fatto che il Regno Unito debba anche accettare la libera circolazione delle persone. Per questo motivo la scorsa settimana nel primo round dei voti indicativi (non vincolanti), il Labour ha dato come indicazione di voto ai suoi deputati quella di appoggiare il piano del mercato comune 2.0. La proposta è stata bocciata, ma 143 dei 245 deputati del Labour si sono schierati a favore.

Chiaramente la necessità di trovare un compromesso è resa più complicata dai tempi ristretti. La proposta del mercato comune 2.0 implica che il Regno Unito rimanga nel mercato comune, stringendo un accordo sull’unione doganale speciale con l’Unione Europea. È un piano anche noto come “Norway plus”.

Thornberry non sa come voteranno i suoi, ma dice di aver già incoraggiato i deputati ad appoggiare uniti il piano mercoledì scorso. Lo stesso farà in giornata.