Con i Repubblicani al Congresso, a Wall Street rally azionario assicurato

30 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Se i repubblicani avranno la meglio nelle elezioni di medio termine martedi’ prssimo 2 novembre, a festeggiare saranno i listini azionari americani. Ecco le conseguenze di una presa di controllo del Congresso Usa da parte del GOP.

L’azionario potrebbe correre per una o due settimane. Wall Street ama i conservatori e molti investitori, preoccupati dell’ampio deficit di bilancio, potrebbero essere convinti che con una maggioranza repubblicana a Capitol Hill si fara’ di tutto per frenare la spesa del governo.

I listini potrebbero addirittura rafforzarsi piu’ di qualsiasi altra piazza finanziaria per i prossimi due anni. Stando ai dati forniti da Ned Davis Research (che vanno dal 4 marzo 1901 al 15 settembre 2010) storicamente l’azionario ha registrato performance migliori quando i Democratici hanno preso posto alla Casa Bianca e gli avversari al Congresso. In questo scenario, il Dow Jones Industrail Average ha guadagnato in media il 9.6% in un anno. Quando i Democratici avevano il controllo sia di Congresso sia di Casa Bianca, l’incremento e’ stato di circa il 7%. Quando invece il Presidente era un conservatore e il Congresso era in mano ai Democratici, c’e’ stato un +4.3%. Nei casi in cui Casa Bianca e Capitol Hill sono stati nelle mani del GOP, c’e’ stato in generale un calo dell’1.6%.

Ad approfittare di una maggioranza Repubblicana alla Camera e al Senato sarebbe il settore della difesa. Il motivo e’ semplice: sarebbero favoriti, piu’ di quanto Barack Obama vorrebbe nell’ambito della sua politic di lento disimpegno da Iraq e Afghanista, gli investimenti in commesse militari di aziende che lavorano per il Pentagono. Rally atteso anche per i titoli finanziari.

Volatilita’ in vista per le azioni dell’health care (sanita’): gli investitori cercheranno di capire se i Repubblicani potrebbero cambiare o addirittur tentare di abolire la riforma del settore approvata quest’anno, si istanza della Casa Bianca. Lo pensa tra gli altri anche John Dorfman, editorialista di Bloomberg e presidente di Thunderstorm Capital a Boston.