Società

“Complotto mondiale contro la Francia”

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NEW YORK (WSI) – Venerdì scorso Standard & Poors’s ha declassato la Francia. La mossa ha fatto notizia, visto che sono molti gli economisti e commentatori secondo i quali Parigi è il vero nuovo malato d’Europa. Eppure i mercati non hanno fatto un plissé e il differenziale con i Bund tedeschi continua ad essere relativamente basso.

Ma alora cosa sta succedendo? Secondo l’economista premio Nobel Paul Krugman l’azione di S&P deve essere vista in un contesto più ampio delle politiche di austerità fiscale.

L’editorialista del New York Times è convinto che il nodo del debito sovrano venga utilizzato come una pedina di una strategia ideologica e politica più ampia. Un complotto internazionale di cui la Francia, che si è finora rifiutata di stare al gioco dell’austerity e della finanza mondiale, è diventata bersaglio politico di una propaganda negativa incessante.

Giusto per fare un paio di esempi, un anno fa la rivista The Economist ha dichiarato Francia “la bomba a orologeria nel cuore dell’Europa”, citando problemi che potrebbero fare impallidire quelli di Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Nel gennaio 2013, il senior editor di CNN Money ha dichiarato: la Francia è in “caduta libera”. E simili scenari si possono trovare in tutte le neswletter economiche e di mercato.

Da una tale retorica ci sarebbe da aspettarsi il disastro. E invece, anche se la crescita francese è ancora lenta, è comunque migliore ad esempio di quella dei Paesi Bassi, che può vantare ancora un rating di tripla A. Addirittura i lavoratori d’Oltralpe sono più produttivi di quelli tedeschi.

Nel frattempo, le prospettive fiscali francesi sembrano decisamente serene e su questo punto raramente i critici si soffermano. Il deficit di bilancio è sceso drasticamente dal 2010, e il Fondo monetario internazionale si aspetta che il rapporto tra debito e Pil sia sostanzialmente stabile nel corso dei prossimi cinque anni. Certo, come in tutti i Paesi ricchi la popolazione sta invecchiando con oneri e onori conseguenti. Ma la Francia non è un’eccezione nel panorama occidentale.

Con questi numeri, è quindi difficile capire perché la Francia meriti simili giudizi taglienti e previsioni catastrofiche.

Krugman cita un indizio esemplare per comprendere la situazione. Le dichiarazioni di due mesi fa di Olli Rehn, Commissario europeo per gli affari economici e monetari che ha respinto la politica di bilancio apparentemente esemplare della Francia, perché era basata su un aumento delle tasse “che distrugge la crescita“, piuttosto che tagli di spesa.

In altre parole la Francia ha commesso il peccato imperdonabile di essere fiscalmente responsabile, cercando al contempo di risparmiare i meno ricchi e i meno fortunati.