Trump, come reagirebbero mercati a impeachment

8 Giugno 2017, di Livia Liberatore

Il Russiagate apre lo scenario di una messa in stato di accusa del presidente Donald Trump. Qual è la probabilità di questo evento e come reagirebbero i mercati? L’ex direttore Fbi licenziato da Trump James Comey ha affermato davanti al Comitato Intelligence del Senato che il presidente fece pressioni su di lui perché insabbiasse il caso dei possibili contatti del consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn con membri del governo russo. La testimonianza di Comey è stata diffusa mercoledì e i mercati sembrano averla gestita senza problemi e non come una “pistola fumante”.

Vero è Trump non sembra avere alcun desiderio di dimettersi, tanto da aver permesso a Comey di testimoniare, invece che tentare di bloccarlo con i mezzi che la legge metterebbe a disposizione. Le inchieste sui contatti di Trump con la Russia sono ancora nella fase iniziale e questo rende improbabile un impeachment in tempi brevi, anche nel caso in cui i democratici ottenessero un numero di seggi in parlamento sufficiente per arrivare alla maggioranza necessaria per la messa in stato di accusa.

Vero anche che l’impeachment è un evento accaduto solo due volte nella storia degli Stati Uniti, con Bill Clinton nel 1998 e in precedenza con Andrew Johnson nel 1868, a cui vanno aggiunte le dimissioni di Richard Nixon nel 1974 a seguito del caso Watergate. Ma gli indici di gradimento del presidente in questi giorni oscillano fra il 35 e il 40%. La popolarità al 40% registrata da Gallup è stata la più bassa finora da quando Gallup ha iniziato a misurarla. E sul sito di previsioni sul trading PredictIt, il 23% delle persone pensa che Trump non sarà presidente alla fine del 2017. Il 18% crede che verrà messo sotto accusa entro l’anno.

Si aprirebbe allora spazio per una presidenza dell’attuale vice di Trump Mike Pence. Cosa cambierebbe con Pence? A stare al suo operato come governatore dell’Indiana, Mike Pence sarebbe un conservatore da manuale su tagli fiscali e deregolamentazione, molto duro nel rigetto del programma per l’assistenza sanitaria noto come Obamacare. Temi su cui Pence sarebbe in sostanza in linea con Trump. Ma la sua agenda sarebbe diversa in altri punti, sui quali Pence è più simile al conservatorismo tradizionale, come quello del presidente della Camera Paul Ryan: ad esempio si suppone che Pence sia meno appassionato di Trump sulle infrastrutture e sostenitore più di Trump del libero scambio.