COME PRENDERE L’ONDA LUNGA DEL RIMBALZO

24 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – Il corposo rimbalzo messo a segno dai mercati dai minimi del 9 marzo scorso ha permesso alla maggioranza dei prodotti azionari di realizzare guadagni a doppia cifra e di ridurre, almeno in parte, le ingenti perdite accumulate nell’ultimo anno. Ma non tutti i prodotti di investimento sono saliti quanto il mercato. Un esempio è dato da quei certificati di investimento, quotati in Borsa Italiana, che sono caratterizzati da una barriera e da un Bonus fisso di rendimento. Il risultato incamerato negli ultimi cinquanta giorni da questi certificati legati ad indici e azioni, commercialmente diffusi con il nome di Bonus Cap, è stato sicuramente positivo ma non abbastanza da esaurire il potenziale “upside”. Come dire che se per titoli e indici azionari potrebbe essere giunto il momento di prendere fiato dopo il rally, per questi certificati il solo passare del tempo sarà sufficiente per regalare dei guadagni decisamente interessanti. Sul mercato ce ne sono diversi in grado di rendere un buon risultato anche a breve termine. Tuttavia scegliere non è così semplice e soprattutto non sempre ciò che appare è totalmente vero.

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Per capirne di più, si consideri che i Bonus Cap sono certificati di investimento che prevedono a scadenza il pagamento di un Bonus di rendimento fisso se nel corso della vita del prodotto non è mai stato toccato, dall’indice o dall’azione a cui sono agganciati, un certo prezzo ( la barriera ). In caso contrario, ossia nel momento in cui la barriera viene toccata, il certificato si trasforma in un clone che replica fedelmente l’andamento del sottostante al netto dei dividendi stimati fino alla scadenza. In funzione di queste caratteristiche è quindi possibile effettuare su tali certificati un’analisi di “rischio-rendimento”. In ogni situazione di mercato, infatti, è possibile individuare un rendimento massimo potenziale e una misura di rischio rappresentata dal verificarsi dell’evento barriera. In particolare, il rendimento massimo, comunemente chiamato per questi certificati “upside”, non è altro che la distanza del livello Bonus dal prezzo di quotazione del certificato. Il rischio, tecnicamente definito “risk buffer”, è misurato come distanza percentuale tra il valore del sottostante e il livello barriera. Tuttavia in fasi di mercato altamente volatili il risk buffer non è in grado di esprimere la reale percezione di rischio che accompagna questi prodotti. Per questo occorre far uso di un indicatore di rischio ( il CED Risk) che tenga conto anche della volatilità del sottostante, dei dividendi stimati e del tempo mancante alla scadenza.

Uno dei certificati più seguiti delle ultime settimane è senza dubbio il Bonus Cap su Fiat ( codice ISIN NL0006299778) . Il 5 marzo scorso Fiat era a 3,93 euro e questo certificato con la barriera a 2,346 euro quotava circa 94 euro ( ossia circa il 17% in meno dei 110 euro che verranno rimborsati alla scadenza dell’11 agosto se non si verificherà l’evento barriera). Oggi la promessa sposa di Chrysler è sopra i 7,40 euro e la barriera è quindi sempre più lontana. Il certificato è stato venduto in questi giorni tra i 103,60 e i 105,50 euro e chi lo sta acquistando si sta dunque garantendo l’opportunità di ricevere fra 109 giorni un rimborso di 110 euro fissi per ogni certificato posseduto se il valore dell’azione Fiat non si ridurrà di oltre il 70% dai livelli attuali. Più nel dettaglio, seguendo le indicazioni fornite dalla tabella analitica dei Bonus Cap pubblicata sul sito certificatiederivati.it, si evidenzia che a fronte di un prezzo di Fiat di 7,485 euro il certificato poteva essere acquistato ad un’ora e mezza dalla chiusura a 105,45 euro. In virtù dei suddetti valori e di una volatilità stimata sul sottostante al 70% si ha che l’upside, ovvero il guadagno dato dal Bonus del 10% sul nominale di 100 euro, è pari al 4,31% lordo ( netto se si hanno minusvalenze da recuperare) e che il CED Risk , cioè la distanza che divide il sottostante dalla barriera del certificato tenuto conto della volatilità e del tempo residuo alla scadenza, è pari al 53,64%.

Se ci si accontenta di un 4,31% di rendimento in poco più di tre mesi, questo certificato in virtù di una barriera posta ad un livello di Fiat a 2,34625 euro, sembra un rigore a porta vuota. Tuttavia va considerato il rischio che in caso di crollo delle quotazioni si partecipi all’effettivo andamento di Fiat calcolato dai 4,6925 euro dello strike. In altre parole se il titolo del Lingotto dovesse cadere anche per un solo giorno al di sotto dei 2,34625 euro, il rimborso verrebbe calcolato moltiplicando il valore finale dell’azione per i 21,310602 del multiplo. Va inoltre specificato che decidendo di acquistare il certificato anziché il titolo sottostante si rinuncia in partenza a tutto il rialzo eccedente dalla percentuale di upside ( ma ciò che è importante è che ci si garantisce una rete di protezione dalle perdite che arriva fino al -70% di Fiat).

E per chi non fosse interessato a puntare su Fiat per un 4% a tre mesi? Per chi vuole correre pochi rischi c’è il Bonus Cap che ha come sottostante Telecom, identificato dal codice ISIN NL0006298853. Il certificato, alla scadenza dell’8 novembre 2010, riconoscerà un rendimento del 33,94 % sui 99,3 euro necessari per l’acquisto se nel periodo che intercorre tra la data odierna e la scadenza Telecom non toccherà mai i 0,5 euro della barriera. Dai 0,9295 euro di quotazione corrente, Telecom può dunque contare su un risk buffer “adjusted”del 39,24 %. O ancora il Bonus Cap che ha come sottostante Eni, identificato dal codice ISIN NL0006298671. Il certificato, alla scadenza del prossimo 29 ottobre, riconoscerà un rendimento del 16,9 % sui 94,1 euro necessari per l’acquisto se fino alla scadenza Eni non toccherà mai gli 11,63 euro della barriera. Dai 15,01 euro di quotazione corrente, Eni può dunque contare su un risk buffer adjusted del 16,75 %.

Con riferimento alla barriera si tenga presente che questa verrà osservata esclusivamente sul prezzo di riferimento dei titoli e non sul valore raggiunto intraday.

Per maggiori dettagli o informazioni vi invitiamo a visitare il nostro sito specializzato www.certificatiederivati.it