CLIMA TROPICALE
IN BORSA

10 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
A un cliente che gli aveva chiesto qualche idea sul futuro delle Borse un broker milanese ha risposto nei giorni scorsi: «Si aspetti un clima tropicale». Di fronte allo stupore del cliente, il broker ha precisato: «Grandi temporali, tempeste, ma poi di nuovo il sole, anche più bello di prima, e il cielo azzurro». Insomma, almeno un trimestre agitato, ma fondamentalmente cielo azzurro, listini in rialzo.

Questa idea, e cioè che le Borse stiano attraversando una specie di stagione dorata, destinata a durare a lungo (sia pure attraverso tempeste e alluvioni tropicali), sta facendo il giro dei mercati. Un po´ tutte le grandi banche d´affari hanno prodotto nelle scorse settimane complessi report nei quali spiegano perché le cose andranno molto meglio in futuro. La chiave di tutto il mistero sta nell´esplosione degli utili delle grandi corporation.

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A partire dal 2003 (spiega un grafico pubblicato da Goldman Sachs) c´è stata una vera impennata degli utili delle società europee: e nel giro di pochissimo si è passati da margini inferiori al 5 per cento a margini che stanno arrivando all´8 per cento e che andranno ancora più su. Anzi, gli analisti della banca d´affari americana si spingono ancora più in là e dicono che siamo dentro (per gli utili aziendali) a una stagione d´oro (“golden period”, testuale) come poche volte si è visto nel mondo, e citano i periodi 1820-1913 (affermazione del capitalismo moderno) e 1950-1973 (ricostruzione post-bellica).

Ma che cosa sta accadendo, oggi, di così importante? Si sta verificando una sorta di “rivoluzione capitalistica” mai vista prima per le dimensioni e l´intensità. Fino a una decina di anni fa, il mondo del “benessere”, dove c´era un buon tenore di vita e dove c´erano i consumatori, era un mondo ristretto: un miliardo e mezzo di persone (Europa, Nord America, più frange di altri paesi). Oggi, invece, stanno entrando nel mondo dei consumi commerciali almeno altri tre miliardi di persone, contando Cina, India, Brasile e altre aree minori. Qualcuno ha calcolato che nell´arco degli ultimi dieci anni nel mondo sono apparsi (grazie alla globalizzazione) almeno un paio di miliardi di nuovi lavoratori. Che sono poi diventati anche consumatori, sia pure non a livello di quelli americani o europei, ovviamente.

Insomma, il mercato delle imprese è esploso, e ancora di più crescerà nei prossimi anni. Da qui la stagione d´oro delle imprese. Il mondo sta diventando talmente grande che le imprese non devono temere di non trovare clienti. In una situazione del genere è evidente che le imprese (potendo fra l´altro delocalizzare parte delle produzioni in paesi a basso costo del lavoro) si trovano in una condizione straordinaria per fare utili. Ma non è finita. Le imprese si trovano anche nella felice condizione di potersi approvvigionare di denaro a buon mercato (anche se adesso i tassi stanno un po´ salendo). E questo ancora una volta è dovuto all´esplosione del mondo (da un miliardo e mezzo a oltre quattro miliardi di potenziali consumatori).

Infatti i paesi che stanno emergendo sono ancora dominati (proprio perché sono nella fase iniziale della loro storia capitalistica) da altissimi tassi di risparmio. Si “crea” quindi molto denaro. Denaro che, poi, venendo speso solo in parte, finisce in un modo o nell´altro nel circuito mondiale dei soldi. E ci sono fenomeni che qualche anno fa sarebbero stati inimmaginabili. In Cina, ad esempio, ci sono 75 milioni di iscritti al partito comunista, ma ci sono già oggi 100 milioni di dossier aperti (da altrettanti risparmiatori) per investimenti in Borsa. I nuovi investitori crescono al ritmo di 300 mila al giorno. E la stessa Banca centrale cinese ha cominciato a investire sui mercati.
A questo punto dovrebbe essere chiaro da dove nasce l´idea (poi si vedrà se le cose andranno davvero così) della stagione d´oro del capitalismo e delle sue imprese (globalizzate).

Da una parte i mercati dei beni e dei servizi si stanno allargando a dismisura, e con la possibilità per le multinazionali di risparmiare sui costi portando parte della produzione proprio nei nuovi paesi. Dall´altra parte, il sorgere di nuove economie sta producendo masse gigantesche di risparmio che poi vanno a finire sui mercati azionari a cercare la loro remunerazione. Altre montagne di denaro si trovano nelle riserve delle banche centrali, negli hedge fund e nei fondi di private equity. Ecco perché alcuni studiosi parlano di “stagione d´oro” anche delle Borse: i mercati si allargano (e quindi gli utili crescono), in giro ci sono enormi quantità di denaro e tutti vogliono cederlo in cambio di qualcosa. E tutti quindi sono pronti a pagare anche un po´ di più per azioni di aziende che si ritiene avranno un grande sviluppo nei prossimi anni.

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