Cipro: sì al prelievo forzoso ma solo sopra i 100mila euro

25 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Attorno alle due di questa mattina l’Eurogruppo ha finalmente raggiunto un nuovo accordo politico sul piano di salvataggio e di assistenza finanziaria per Cipro. Per quanto riguarda le due maggiori banche del Paese, entrambe in crisi, l’accordo prevede ora che Laiki sia trasformata in una “bad bank”, da liquidare progressivamente, mentre i suoi attivi e tutti i suoi depositi inferiori a 100.000 euro verranno conferiti alla Banca di Cipro, che a sua volta sarà pesantemente ristrutturata.

I correntisti non assicurati del primo istituto di credito del paese (nak of Cyprus) potrebbero subire un prelievo del 40% mentre per i risparmiatori dell’istituto Laiki la svalutazione potrebbe essere totale, ovvero sul 100% dei depositi.

In entrambi i casi, a sostenere le perdite o i costi della ristrutturazione e ricapitalizzazione non saranno i contribuenti o i piccoli risparmiatori, ma gli azionisti delle stesse banche, i detentori delle loro obbligazioni, e ove necessario anche i titolari dei depositi oltre i 100.000 euro.

Una soluzione radicalmente diversa da quella che era stata approvata all’unanimità dallo stesso Eurogruppo una settimana fa, scatenando reazioni estremamente negative in tutta Europa: perché mirava a salvare le banche drenando i capitali con un prelievo forzoso su tutti i depositi dell’Isola (anche quelli sotto la soglia dei 100.000 euro, che sono garantiti in virtù della legislazione dell’Ue) senza toccare gli interessi degli azionisti.

Dopo questo grave errore, e grazie alla bocciatura del Parlamento cipriota, i ministri delle finanze dell’Eurozona hanno avuto una seconda opportunità, e questa volta hanno ottenuto un risultato sicuramente migliore, più equo e più efficace. Questa volta, le somme depositate sotto i 100.000 euro – chiamate ora “depositi assicurati” proprio a causa della copertura data dalla garanzia europea – non verranno toccati.

A pagare per gli errori delle banche cipriote (o per le troppo generose remunerazioni dei capitali depositati, fino al 5%) non saranno lo Stato e suoi i contribuenti, ma gli azionisti delle banche stesse e i grandi patrimoni, spesso detenuti da non residenti russi e di dubbia provenienza (evasione fiscale o riciclaggio).

Un elemento importante per facilitare l’accordo è stato l’abbandono della cifra-feticcio a cui i ministri delle Finanze e l’Fmi si erano “impiccati” la settimana scorsa: ormai non si insiste più sulla condizione che Cipro debba raccogliere almeno 5,8 miliardi di euro con l’operazione sulle banche. Anche se l’Fmi insiste nell’affermare che, perché resti “sostenibile”, il debito pubblico cipriota dovrà poter tornare al 100% rispetto al Pil nel 2020, e che dunque non si deve prestare a Nicosìa più di 10 miliardi di euro, ora si evita di sottolineare che sta dunque a Cipro trovare il resto esatto dei 17 miliardi necessari al salvataggio (ovvero 7 miliardi, di cui 1,2 assicurati dalle privatizzazioni e l’aumento dell’imposta societaria).

I nuovi “parametri” dell’accordo sono stati faticosamente definiti a partire dal primo pomeriggio, durante i lunghi colloqui del presidente cipriota Nicos Anastasiades con i presidenti della Commissione Ue, José Manuel Barroso, del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, della Bce Mario Draghi, dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, nonché la direttrice dell’Fmi Christine Lagarde, prima della vera e propria riunione dell’Eurogruppo al completo, che doveva cominciare alle 18 ed è stata ripetutamente rimandata fino alle 22.30.

L’accordo politico, oltre a confermare il prestito da 10 miliardi di euro da parte del Fondo salva-Stati dell’Eurozona (Esm), precisa che queste risorse dovranno andare al bilancio del Paese e non potranno essere usate per la ricapitalizzazione delle banche. Inoltre, dal comunicato finale dell’Eurogruppo risulta chiaro che la Bce continuerà a fornire la liquidità di emergenza (Ela) alla Banca di Cipro (ma non alla Laiki, che ha il destino segnato), dopo aver minacciato giovedì scorso che in mancanza di accordo avrebbe chiuso i propri rubinetti entro stamattina.

“Ora abbiamo una soluzione migliore e più equa (rispetto a quella della settimana scorsa ndr), senza più l’infelice legame che veniva fatto fra prelievo forzoso e garanzia dei depositi sotto i 100.000 euro, e più direttamente focalizzata sulle banche in crisi e sulla ipertrofia del settore finanziario cipriota, che rappresentano il vero problema”, ha concluso Dijsselbloem, rispondendo ai giornalisti al termine dell’Eurogruppo.
(TMNews)
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Sabato 23 marzo – di Paola Tamborlini

NICOSIA (WSI) – Il prelievo forzoso ci sara’, ma sopra i 100 mila euro. Con una percentuale-stangata che dovrebbe oscillare tra il 10 e il 40% ma, sulla quale, si decidera’ definitivamente domani. Questa sera il parlamento cipriota ha approvato tre dei nove disegni di legge approntati dal governo nell’ambito del ‘piano B’ per il salvataggio dell’economia. Si tratta di un ”fondo di solidarieta”’ che comprende ‘assets’ statali, fondi pensionistici e i beni immobiliari messi a disposizione dello Stato dalla Chiesa greco-ortodossa. La seconda legge fornisce al governo il potere di imporre restrizioni sui movimenti dei capitali depositati nelle banche per evitare fughe alla prevista riapertura delle banche. La terza normativa consentira’ alle autorità del Paese la divisione in ”good-bank” e ”bad-bank” di un istituto a rischio fallimento come la Laiki Bank (Banca Popolare). Il parlamento tornera’ a riunirsi domani.

Il ‘piano B’ che il governo cipriota ha presentato al Parlamento arriva dopo l’ennesima lunga giornata di trattative.

Che inizia con il ‘no’ della Russia alle richieste di aiuto di Cipro, prosegue con la mano tesa di Atene che rilevera’ le filiali di Nicosia in Grecia e si svolge sotto gli occhi di un’Unione europea sempre piu’ severa, con i paesi rigoristi, guidati come al solito dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che avvertono: Cipro non metta troppo alla prova la pazienza dell’Eurozona. Sullo sfondo, il panico dei cittadini ciprioti, da giorni in fila ai bancomat, sempre piu’ esasperati, tanto che oggi un gruppetto incappucciato ha bruciato le bandiere europee davanti al Parlamento riunito proprio per varare il ‘piano B’.

Ma il segnale che arriva da Bruxelles e’ fin troppo chiaro: il tempo stringe e una soluzione va trovata entro martedi’, quando la Bce sospendera’ la liquidita’ d’emergenza che ha garantito finora.

Nicosia ci prova e cede su quello che fino a ieri sembrava un imperativo: i prelievi sui conti correnti bancari. Complice forse il mancato accordo con la Russia, durante l’ultimo incontro con la Troika i rappresentanti del Governo hanno aperto alla possibilita’ di ritirare fino al 15% dai depositi con piu’ di 100mila euro, risparmiando cosi’ i piccoli correntisti ma andando a toccare piu’ di un interesse a Mosca (sono russi la maggior parte dei grandi patrimoni custoditi nelle banche cipriote), che sembra non avere alcuna intenzione di togliere le castagne dal fuoco all’Ue. La Russia, ha spiegato infatti il premier Dmitri Medvedev, in conferenza stampa con il presidente della Commissione europea Jose’ Manuel Barroso, ”non ha chiuso le porte ad una discussione sui problemi finanziari di Cipro” ma decidera’ ”solo dopo che la Ue e Nicosia avranno concordato una soluzione”.

E mentre Mosca si sfila entra in campo la Grecia, che da problema si trasforma in – seppure parziale – soluzione, avviando l’acquisizione delle filiali delle tre banche cipriote attive in territorio ellenico: la Banca di Cipro, la Laiki Bank e l’Hellenic Bank. Operazione (da circa 350 milioni di euro) che indubbiamente tutela in primis i cittadini greci, ma da’ respiro anche a Cipro. L’obiettivo, si legge in un comunicato del ministero delle Finanze di Atene, e’ di garantire ”la stabilita”’ del sistema bancario greco e ”i depositi dei cittadini del Paese nelle banche cipriote. In tal modo la Grecia e’ come blindata mentre si continua a lavorare giorno e notte sia per garantire la stabilita’ del sistema bancario che per trovare una soluzione sostenibile per l’economia di Cipro e dei suoi cittadini”.

Intanto la scure delle agenzie di rating continua ad abbattersi su Nicosia. Dopo Standard&Poor’s, che ieri aveva declassato il rating di Cipro da ‘ccc’ a ‘ccc+’, oggi e’ stata la volta di Moody’s, che ha tagliato il rating delle banche di Cipro da Caa2 a Caa3.

I leader dell’isola comunque, dopo giorni di panico, lanciano segnali di ottimismo. Domani, secondo indiscrezioni di stampa, il presidente Anastasiades e alcuni leader dei partiti politici sarebbero pronti ad andare a Bruxelles con la soluzione in tasca. E domenica, fanno sapere fonti europee, i ministri finanziari dell’Eurogruppo si riuniranno per valutare il ‘piano B’ di Cipro prima della riapertura dei mercati. (ANSA)