CINA: SIAMO SICURI
CHE SIA UN’ ASCESA
PACIFICA?

29 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Joseph S. Nye, ex segretario aggiunto alla Difesa degli Stati Uniti è professore nell’università di Harvard e autore di Soft Power. Un nuovo futuro per l’America (Einaudi, 2005). Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Nelle ultima settimane, la Cina ha annunciato un aumento del 12,6% delle sue spese militari di difesa; il direttore della CIA, Porter Gross, ha riportato il peggioramento dell’equilibrio militare nello stretto di Taiwan e il presidente Bush ha chiesto agli europei di non togliere il loro embargo sulla vendita di armi in Cina. Tuttavia, i leader cinesi parlano di “crescita pacifica” della Cina o, più di recente, di “sviluppo pacifico”.

Analisti come John Mearsheimer dell’Università di Chicago hanno dichiarato categoricamente che la Cina non potrà crescere pacificamente e predicono che “gli Stati Uniti e la Cina hanno alte probabilità di confrontarsi in una intensa competizione riguardo alla sicurezza con un considerevole potenziale bellico”.

Gli ottimisti sottolineano che la Cina si è impeganta ad avviare politiche di buon vicinato sin dagli anni ’90, ha risolto numerose dispute per i propri confini, ha assutno un ruolo rilevante nelle istituzioni internazionali e ha riconosciuto i vantaggi di utilizzare il soft power.
Ma gli scettici replicano che la Cina sta meramente aspettando che sua economia getti le basi per un’egemonia futura.

Chi ha ragione? Non lo sapremo per molto tempo, ma i partecipanti al dibattito dovrebbero ricordare il monito di Tucidide fece più di duemila anni fa dicendo che credere nell’inevitabilità di un conflitto può trasformarsi in una delle sue principali cause.

Entrambe le parti, credendo che la conclusione saràuna guerra con l’altro, organizza dei preparativi militari ragionevoli che l’avversario interpreta come una conferma dei suoi peggiori timori.

Di fatto, l’”ascesa della Cina” è una definizione non appropriata. “Ri-nascita” sarebbe più esatto, vista la sua grandezza e la sua storia, il Regno Centrale è stato per molto rempo la potenza principale nell’est asiatico. Industrialmente ed economicamente, la Cina è stato il leader mondiale (sebbene senza respiro globale) dal 500 al 1500. Solo nell’ultimo millennio è stata surclassata da Europa e Stati Uniti.

L’Asia Development Bank (Banca dello sviluppo asiatico) ha stimanto che nel 1820, all’inizio dell’era industriale, l’Asia rappresentava i tre quinti della produzione mondiale. Verso il 1940, questa si è ridotta a un quinto, nonostante il fatto che l’Asia rappresntasse i tre quinti della popolazione mondiale. La rapida crescita economica ha portato la produzione di nuovo ai due quinti del totale mondiale e la banca ipotizza che l’Asia potrà ritornare ai suo livelli storici entro il 2025.

L’Asia, naturalmente, include il Giappone, l’India, la Corea e altri stati, ma la Cina svolgerà il ruolo molto più importante. I suoi alti tassi di crescita annuali dell’ 8-9 % hanno portato a una triplicazione del suo PIL nelle ultime due decadi del XX secolo.

Tuttavia, la Cina ha un lungo cammino davanti a sé e dovrà affrontare molti ostacoli. L’economia degli Stati Uniti è, per grandezza, approssimativamente il doppio di quella della Cina. Se l’economia americana cresce solo di un 2% all’anno e quella cinese di circa il 6% potrebbero arrivare alla parità in qualsiasi momento a partire dal 2025, anche se non sarebbero uguali per composizione e sofisticazione.

La Cina avrà ancora un enorme settore rurtale sottosviluppato e non uguaglierà le entrate pro capite degli Stati Uniti almeno fino al 2075 (dipende dai paramentri di comparazione). La Cina è ben lontana dallo sfidare direttamente la superpotenza americana come fece la Germania del Kaiser sigificò quando sorpassò l’Inghilterra nei due anni anteriori alla Prima Guerra Mondale.

Inoltre, le semplici proiezioni di crescita economica possono essere ingannevoli. I paesi tendono a beneficiare delle tecnologie importate nelle prime tappe del loro dispiego economico e i tassi di crescita generalmente rallentano quando le economie raggiungono livelli più alti di sviluppo. In aggiunta, l’economia cinese soffre di imprese statail inefficienti, di un sistema finanziario instabile e di infrastrutture indaguate.

Nello stesso tempo, i politici si ingeniano per confondere le prioezioni economiche. La creazione dello stato di diritto e delle istituzioni per la partecipazione politica è regredita rispetto alla crescita economica; e la crescente disuguaglianza, la migrazione interna massiccia, una rete di sicurezza sociale inadeguata e la corruzione possono fomentare l’instabilità politica. In effetti, alcuni osservatori temono una instabilità provocata da una Cina debole e non una Cina “in ascesa”.

Mentre l’economia della Cina cresce, è probabile che il suo potere militare aumenti, e questo farà sì che la Cina appaia più pericolosa agli stati confinati e che compricherà le relazioni degli Stati Uniti in Asia.

Uno studio della RAND prevede che per il 2015 la spese militare cinesi saranno sei volte quelle del Giapppoine e il suo capitale militare accumulato sarà approssimativamente cinque volte più alto (a parità di potere d’acquisto).

Qualunque sia la precisione di tali valutazioni sulla crescita militare cinese, il risultato dipenderà anche da quello che faranno gli Stati Uniti e gli altri paesi. La chiave del potere militare nell’era dell’informazione dipende della capacità di accumulare, processare, disseminare e far interagire sistemi complessi di vigilanza nello spazio, computerad alta velocità e armi “intelligenti”. La Cina e gli altri paesi svilupperanno alcune di queste capacità ma, secondo molti analisti militari, è improprobabile che la Cina chiuda subito la breccia con gli Stati Uniti.

L’incapacità della Cina di competere con gli Usa a livello globale non significa che non potrà sfidare gli USa nell’est asiatico o che la guerra per Taiwan sia inverosimile. I paesi deboli a volte attaccano quando si sentono messi all’angolo come fece il Giappone a Pearl Harbor o la Cina quando entrò in guerra con la Corea nel 1950.

Se, per esempio, Taiwan dichirasse la sue indipendenza, la Cina probabilmente interverrebbe con le forze armate senza considerare il costo economico o militare percepito. Ma sarebbe poco probabile che vincesse e una politica prudente da parte di entrambi potrebbe rendere questa guerra improbabile.

Gli Usa e la Cina non hanno bisogno di entrare in guerra. Non tutte la potenze emergenti intraprendono una guerra – e un esempio è stato il sorpasso americano dell’Inghilterra alla fine del XIX secolo. Se l’ascesa della Cina si mantiene pacifica, promette grandi benefici al suo stesso popolo, ai suoi vicini e anche agli americani.

Ma, ricordando il consiglio di Tucidide, sarà importante non confondere le teorie degli analisti con la realtà e continuare a segnalarlo ai leader e ai popoli.

Fonte: http://www.project-syndicate.org/commentaries/commentary_text.php4?id=1898&lang=1&m=series

Traduzione a cura di Nuovi Mondi Media