Cina, O’Neill: “Timori per l’economia, al massimo da 30 anni”

5 Aprile 2019, di Livia Liberatore

Il famoso economista Jim O’Neill, noto per aver coniato l’acronimo BRICS, ha detto alla CNBC che i suoi timori per la Cina sono al massimo da 30 anni. Dopo diversi decenni di crescita stellare, alcune parti dell’economia cinese sollevano infatti preoccupazioni.

La seconda economia mondiale è cresciuta del 6,6 per cento nel 2018, il ritmo più lento dal 1990. I recenti dati sui consumatori hanno spaventato anche gli osservatori del mercato. La crescita delle vendite al dettaglio nel 2018 è scesa al 6,9 per cento su base annua, da un aumento del 9,1 per cento l’anno precedente. Ci sono stati anche crolli di vendite di auto, timori sul debito delle famiglie e aziende come Apple che hanno avvertito di una domanda in calo nel paese di 1,4 miliardi.

Al contrario di O’Neill, alcuni analisti hanno sottolineato che il settore dei servizi rimane resiliente e che il governo ha introdotto misure di stimolo come tagli alle imposte sul reddito personale e iniezioni di denaro dalla banca centrale. “Spero che le iniziative politiche che le autorità cinesi hanno intrapreso dall’inizio dell’anno, che sono molto orientate verso il consumatore, aiutino. Perché altrimenti sarebbe preoccupante”, ha commentato O’Neill.

Crescita Usa e Cina dovrebbe stabilizzarsi non fermarsi

I dati economici indicano che le economie cinese e statunitense vedranno la crescita stabilizzarsi, non aumentare o diminuire significativamente. La promessa di ulteriori misure di stimolo da Pechino è stato il carburante necessario per allontanarsi dai minimi dell’anno scorso.

Nuove misure di politica fiscale e monetaria sono previste nel corso dell’anno, come l’emissione di obbligazioni locali, aumentata per finanziare progetti infrastrutturali e la People’s Bank of China che continua tagliare il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche piccole e grandi, per promuovere i prestiti.

“La metà del PIL globale proviene dalla Cina, di cui metà è il consumatore cinese. Quindi il consumatore cinese ha, anche se lentamente, sempre più importanza per l’intera economia mondiale”, ha concluso O’Neill.