CHE PENSARE DEL CONGELAMENTO DI ZOPA.IT

26 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La scorsa settimana ho brevemente commentato la cancellazione del social lender Zopa.it dall’albo degli intermediari. Come chiarii già allora, la mia valutazione si basava sulla sola informazione disponibile via organi di stampa. Poiché, nel frattempo, maggior e più completa informazione si è resa disponibile, vorrei, per correttezza nei confronti di Bankitalia, fare un po’ di aggiuntiva chiarezza riguardo alcuni aspetti rimasti un po’ oscuri sia nel mio articolo che nel dibattito emerso nei commenti. Ringraziamo i lettori che hanno contribuito, anche privatamente, a chiarire i nostri dubbi.

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Innanzitutto, è chiaro che Zopa non operava nel rispetto delle norme bancarie. Zopa, nonostante le raccomandazioni preventive comunicate in fase di accettazione dell’iscrizione nel registro degli intermediari, raccoglieva di fatto depositi su un proprio conto pur non essendo autorizzata a farlo. Zopa avrebbe dovuto essere un intermediario (un puro broker) che effettuava esclusivamente servizi di pagamento attraverso una piattaforma per mettere in contatto lenders e borrowers. Non ci sarebbe dovuta essere alcuna intermediazione: questo era il progetto e questo era quanto autorizzato. La autorizzazione preventiva sembra essere stato un atto (forse incauto) di buona volontà da parte del regolatore.

Per Zopa era decisamente meno costoso (in termini di costi per bonifici, spese amministrative del conto; ecc.) operare con un singolo conto che mettesse assieme i fondi dei prestatori piuttosto che mantenere singoli conti intestati ai prestatori, garantendo la separatezza dei patrimoni, come invece prospettato in una delle soluzioni proposte. Che questo sia completamente fattibile è ovvio a chiunque abbia un conto con un broker USA (esempio, Fidelity) che infatti mantiene presso una banca conti completamente separati per ognuno dei suoi clienti. La motivazione per far questo è ovvia e non mi ci dilungo.

Zopa, invece, acquisiva di fatto la titolarità dei fondi dei propri clienti e li metteva tutti in un’unica pentola: in media e in modo stabile, Zopa manteneva nel conto un saldo rilevante formalmente da essa detenuto. Questa è la raccolta abusiva. Il fatto che il contro fosse infruttifero, anche se garantisce la buona fede di Zopa, è irrilevante. Siccome Zopa fin dall’inizio non ha purtroppo garantito la segregazione del patrimonio dei lenders, quando si è trattato di realizzarla effettivamente vi è stato un problema di tempi. Ci voleva tempo, oltre quello previsto dalla legge (la legge 241 sui procedimenti amministrativi) per prendere una decisione da parte di Bankitalia, che è stata costretta ad intervenire. A Zopa rimane comunque la possibilità di mettersi in regola e chiedere la reiscrizione.

Nei commenti sono state poi sollevate, anche dal sottoscritto, critiche di ambiguità nel comportamento di Bankitalia. Abbiamo accertato che il ritardo temporale fra iscrizione e ispezione è dovuto al fatto che l’iscrizione venne effettuata quando responsabile del controllo sugli intermediari ex art. 106 era l’Ufficio Italiano dei Cambi (presieduto dal Governatore, ma con un’amministrazione del tutto separata e autonoma rispetto alla Banca d’Italia). Solo dall’inizio del 2008 l’UIC è confluito in BI, ed è passato del tempo prima che BI potesse dotarsi di una adeguata struttura per vigilare questi intermediari, che son più di mille ed hanno pratiche, modi di operare (e possibilità di truffa) completamente diversi.

In sostanza, rimane forse inalterato il giudizio iniziale riguardo alla difficoltà ad innovare ed entrare nel mercato dell’intermediazione bancaria, ma questo sembra essere dovuto più a carenze legislative e ad una “povertà tecnica” di ciò che offre il sistema Italia che ad arbitrarietà o cattiva volontà nell’azione del regolatore bancario.

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