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Charlie Munger, l’addio di Buffett al socio di una vita

Charlie Munger, vicepresidente della Berkshire Hathaway, socio e amico fraterno di Warren Buffett, è morto a 99 anni. L’imprenditore e finanziere statunitense si è spento martedì in un ospedale della California, ha reso noto la società in un comunicato.

“Berkshire Hathaway non avrebbe potuto essere così come lo è ora senza l’ispirazione, la saggezza e la partecipazione di Charlie”, ha precisato Warren Buffett.

Munger, la mente della Berkshire Hathaway

Charlie Munger, è stato per decenni il braccio destro di Warren Buffett in tutte le principali operazioni di investimento della famosissima holding. Ha sempre minimizzato il suo contributo ai risultati dell’azienda ma Buffett gli ha sempre attribuito il merito di averlo spinto oltre le sue prime strategie di investimento ad acquistare grandi aziende a buoni prezzi. Una strategia di investimento basata sul valore, in pratica sulla capacità delle aziende di generare cassa e di avere pochi debiti.

Quando i due uomini si incontrarono per la prima volta nel 1959 a una cena a Omaha, Munger esercitava la professione di avvocato, dopo la laurea con lode ad Harvard, e Buffett gestiva una società di investimento. Nel 1962 i due guru della finanza iniziarono a investire nella Berkshire Hathaway, un’azienda tessile sull’orlo del fallimento che Buffett decise di rilevare due anni dopo per trasformarla in una holding di investimenti.

In una recente intervista Warren Buffett aveva detto di questo primo incontro con Munger:

“Sapevo che dopo aver incontrato Charlie, dopo pochi minuti nel ristorante, questo ragazzo sarebbe stato nella mia vita per sempre. Sapevo che ci saremmo divertiti insieme, che avremmo fatto soldi insieme, che avremmo preso idee l’uno dall’altro.

Buffett ha sempre ammirato l’onestà e la correttezza di Munger come amico e partner commerciale. Quando gli è stato chiesto cosa ammirano i due amici l’uno dell’altro, Munger aveva subito menzionato il fatto che lui e Buffett condividono un senso dell’umorismo simile. Rispondendo alla stessa domanda, Buffett aveva sottolineato una cosa più seria, indicando gli sforzi filantropici di Munger, tra cui la donazione al Good Samaritan Hospital e quelle per centinaia di milioni di dollari per costruire dormitori per studenti all’università del Michigan e all’università della California.

 

Critico con le criptovalute e Tesla

Più volte Munger aveva puntato il dito contro le valute digitali e le quotazioni folli raggiunte dal titolo Tesla a Wall Street. In diverse occasioni, Munger ha dichiarato senza ricorrere a giri di parole di non esserne sostenitore, motivando la propria posizione puntando anzitutto il dito contro l’estrema volatilità dell’asset che, per tale motivo, non può essere considerato uno strumento di scambio globale.

Al giornalista chi gli chiedeva cosa fosse, a suo avviso, più folle se un bitcoin a $ 50.000 o una capitalizzazione di mercato di Tesla a $ 1 trilione, la sua riposta è stata:

“Beh, ho le stesse difficoltà che Samuel Johnson che, di fronte ad una domanda simile, rispose di non saper scegliere l’ordine di precedenza tra una pulce e un pidocchio. Ecco mi sento allo stesso modo riguardo riguardo a questa scelta. Non so cosa sia peggio. “