Casa: carico fiscale ci costa 40 miliardi all’anno

4 Dicembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Quaranta miliardi all’anno, tanto ci costa la pressione fiscale sugli immobili in Italia. A fare i conti la Cgia di Mestre secondo cui rispetto al 2015 il gettito è sceso di 3,7 miliardi e questo è stato possibile, in particolar modo, grazie all’eliminazione della Tasi sulla prima casa.

L’associazione artigiani piccole media imprese è giunto a questo importo sommando i 9,1 miliardi di euro di gettito riconducibili alla redditività degli immobili(Irpef, Ires, imposta di registro/bollo e cedolare secca), i 9,9 miliardi di euro riferiti al trasferimento degli immobili (Iva, imposta di registro/bollo, imposta ipotecaria/catastale, imposta sulle successioni e sulle donazioni) e i 21,2 miliardi di euro riconducibili al possesso dell’immobile (Imu, imposta di scopo e Tasi).

Con l’abolizione della Tasi sulla prima casa i proprietari hanno risparmiato 3,5 miliardi di euro, sugli immobili strumentali, invece, il passaggio dall’Ici all’Imu ha visto raddoppiare e in alcuni casi moltiplicarsi da oltre il doppio fino a oltre il triplo il prelievo fiscale, a seconda dell’aliquota comunale deliberata.

Tra il 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici, e il 2016 il gettito è passato da 4,9 a 9,7 miliardi di euro. Va comunque sottolineato che rispetto al 2015, l’anno scorso il prelievo è diminuito di 530 milioni di euro a seguito dell’eliminazione dell’Imu sugli imbullonati.

“Fino a qualche anno fa – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’acquisto di una abitazione o di un immobile strumentale costituiva un investimento. Ora, in particolar modo chi possiede una seconda casa o un capannone, sta vivendo un incubo. Tra Imu, Tasi e Tari, ad esempio, questi edifici sono sottoposti a un carico fiscale ormai insopportabile“.

La preoccupazione dei proprietari di seconde o terze case e di immobili ad uso economico non concerne solo l’eccessivo prelievo fiscale, dice la Cgia, ma anche la difficoltà nel pagare le imposte.

“Oltre all’imponente sforzo economico che anche quest’anno i proprietari di immobili saranno chiamati a sostenere i contribuenti italiani devono sopportare anche un costo aggiuntivo legato alla burocrazia che attanaglia queste operazioni. Secondo una nostra analisi su dati della Banca Mondiale, per pagare le tasse in Italia sono necessarie 238 ore all’anno. Nell’area dell’euro solo il Portogallo e la Slovenia registrano una situazione peggiore della nostra”.