Carige, Malacalza sbotta: “Bce non ha sponsorizzato fondo Apollo”

31 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Nel giorno dell’assemblea degli azionisti di Carige è stata inaugurata una nuova era per la banca. Un’era firmata Malacalza, dal momento che l’assemblea dei soci  ha nominato presidente del nuovo cda l’ex presidente della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro. Tesauro aveva ricevuto un endorsement proprio da Vittorio Malacalza, che da oggi diventa ufficialmente vicepresidente. Il nuovo cda rimarrà in carica fino alla primavera del 2019 e sarà composto da 15 membri, di cui 10 della lista Malacalza, tre della lista Volpi – Spinelli, uno della lista Assogestioni e l’ultimo della lista Coop Liguria e Fondazioni delle Casse di Risparmio di Savona e Carrara.

Proprio Vittorio Malacalza, l’azionista numero uno dell’istituto ligure, rappresentato dall’avvocato Vincenzo Mariconda, non ha fatto nulla per nascondere la sua irritazione per “due episodi di enorme gravità”, che hanno provocato “sconcerto e inquietudine”. Il riferimento è stato alla “rettifica dei dati di bilancio 2015 dopo solo tre settimane dalla loro approvazione” e la “fuga di notizie sulla cosiddetta proposta che sarebbe pervenuta dal fondo Apollo” che “ha avuto come unico effetto quello di distrarre l’attenzione rispetto all’obiettivo di Malacalza Investimenti che era e resta il rilancio della banca”.

In particolare sulla rettifica dei dati di bilancio, questa “è stata operata sulla base degli stessi elementi già noti al consiglio al momento della originaria approvazione. Per effetto di questi mutamenti e dell’integrale svalutazione dell’avviamento residuo pari a 57,1 milioni, l’esercizio 2015 ha registrato la perdita netta di 101,7 milioni rispetto al corrispondente ammontare di 44,6 milioni che era stato comunicato al mercato”. Riguardo invece alle indiscrezioni su un interesse del fondo Usa Apollo su Carige, Malacalza si è così espresso:

 “Credendo di interpretare un sentimento comune voglio esprimere lo sconcerto e l’inquietudine che ha suscitato la lettura di alcuni articoli di stampa apparsi in questi ultimi giorni, e in particolare di quello pubblicato su Il Messaggero del 26 marzo, che riferisce di una proposta che sarebbe pervenuta dal fondo americano di investimenti Apollo e che prevederebbe una cessione al fondo di crediti della banca in sofferenza e un aumento di capitale riservato prevalentemente allo stesso fondo, che acquisirebbe così una partecipazione di maggioranza assoluta nella società”. Continuando: “sconcerto e inquietudinenon riguardano tanto il merito della proposta, i cui termini specifici non conosciamo e che non potranno che essere valutati dal nuovo consiglio di amministrazione” ma “piuttosto le modalità di divulgazione della proposta di Apollo e alcune circostanze specifiche menzionate dalla stampa, alle quali non possiamo prestare fede”.

Ancora:

“La proposta di Apollo sarebbe pervenuta alla banca mercoledì 23 marzo e, essendo stato il primo articolo in argomento pubblicato sabato 26, già venerdì 25 la notizia era pervenuta alla redazione de Il Messaggero, che si mostra dettagliatamente informato sulla proposta stessa”. “Ciò è tanto più stupefacente se si considera che il destinatario sostanziale della lettera di proposta sarebbe il nuovo consiglio di amministrazione che oggi siamo chiamati a nominare, cosicché i membri dello stesso che oggi eleggeremo si troveranno a prendere diretta conoscenza dei contenuti di una proposta a essi rivolta successivamente al giornalista che ha beneficiato della gravissima indiscrezione. Essi dovranno pertanto anche valutare le implicazioni di quanto accaduto e le iniziative da assumere in proposito”.

Critiche a 360 gradi, insomma, contro la stampa, anche riguardo alla presunta sponsorizzazione della proposta del fondo Usa da parte della Bce:

“Sconcertanti sono le affermazioni della stampa che si riferiscono al ruolo che la Bce avrebbe esercitato, starebbe esercitando, riguardo alla proposta di Apollo ma crediamo che queste illazioni non corrispondano al vero e siano il frutto di ispirazioni che provengano da una fonte diversa dalla Bce, fonte che è facile supporre si identifichi con quella della sconcertante indiscrezione perpetrata in violazione delle regole poste dalla legge a tutela del mercato. Non crediamo infatti che la Bce possa farsi sponsor della proposta di un fondo relativa alla cessione di cespiti del patrimonio della banca, proposta che, oltretutto, non risulta sia il frutto di una comparazione di mercato e non crediamo che si intendano imporre imperativamente soluzioni esterne a un azionariato che ha, anche recentemente e ripetutamente, mostrato di rispondere in modo positivo alle esigenze della banca”. Inoltre: “altri interrogativisono suscitati dagli articoli di stampa: se la cessione di crediti in sofferenza dovesse davvero comportare cospicue esigenze di ricapitalizzazione, come potrebbe ciò conciliarsi con le valorizzazioni di bilancio di tali crediti, sulla base delle quali fu dal consiglio di amministrazione, senza obiezioni delle autorità di vigilanza, dimensionata la ricapitalizzazione di recente effettuata, valorizzazioni che, per di più, risultano confermate dal bilancio oggi sottoposto alla nostra approvazione? E perché mai si dovrebbe ritenere, come gli articoli di stampa mostrano di supporre, che la cessione di crediti in sofferenza dovrebbe essere in contrasto con gli interessi dell’azionista Malacalza?”

Ma Malacalza si è scagliato anche contro i vertici attuali:

“I risultati economici, anche dell’esercizio 2015, sono stati molto deludenti e appaiono del tutto inadeguati alle potenzialità di Carige, che consistono, oltre che nella sua attuale struttura patrimoniale e azionaria, nel suo forte radicamento territoriale, nella qualità e diffusione della sua rete, nel suo tradizionale rapporto fiduciario con i clienti risparmiatori e con il tessuto imprenditoriale e nell’elevata professionalità dei suoi dipendenti, ai quali va rivolto il nostro più sentito ringraziamento. Questo risultato negativo non può continuare a essere imputato a una leadership gestionale cessata ormai da quasi tre anni”. Secondo l’imprenditore ligure, in Banca Carige  “è in definitiva mancato  l’apporto di esperienze, idee e competenze che avrebbero dovuto fare da collante positivo per tutte le articolazioni, di vertice e periferiche, della banca in modo da generare in esse una rinnovata tensione verso quelli che sono e saranno anche in futuro i fondamentali dell’impresa bancaria: l’offerta ai risparmiatori di valide opportunità di investimento, alla clientela di elevati standard di servizi e l’erogazione del credito a famiglie e imprese, sviluppando la capacità di valutazione del merito di credito e del suo monitoraggio nel tempo”.

Dall’assemblea sono emersi altri dettagli. Il direttore finanziario dell’istituto, Massimo Perona, ha fatto notare per esempio che la fuga di depositi che la banca italiana Carige ha sofferto a seguito dell’escalation dei timori da parte dei risparmiatori italiani, dopo il salvataggio delle quattro banche sull’orlo del crac, “si è fermata completamente”.

“I flussi diretti in uscita si sono concentrati soprattutto nel mese di gennaio. A oggi, tali flussi si sono totalmente fermati”. Detto questo, lo stesso Perona secondo quanto riporta Reuters ha ammesso che la fuga dai depositi ha creato una situazione di finanziamento, per Carige, “particolarmente critica” in quel momento. A tal proposito, si ricorda che la Bce ha chiesto a Carige di presentare un nuovo piano di finanziamenti entro la giornata di oggi, 31 marzo.

A prendere la parola anche il prwsidente uscente Cesare Casterlbarco Albani che, rispondendo alla domanda di un azionista, ha affermato che:

“la banca non necessita di un aumento di capitale, in questo momento”, anche perchè il capital ratio si è attestato al 12,2% alla fine del 2015, rispetto al requisito minimo dell’11,25% stabilito dalla Bce.