Crac CariFerrara, Bankitalia sapeva di bail-in Ue

15 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Se obbligazionisti e azionisti di CariFerrara hanno perso i loro soldi è colpa dell’Unione Europea che ha imposto il bail-in e ha bloccato l’intervento integrale del fondo interbancario voluto dalle autorità italiane per mettere in salvo migliaia di italiani piccoli risparmiatori. È la difesa di Bankitalia sulla questione calda delle perdite che non sono state evitaste con il decreto Salva Banche.

Ma Via Nazionale e il governo non potevano non sapere. Bankitalia, come spiega in una lettera, ritiene che i responsabili siano i manager dell’istituto di credito regionale e i funzionari di Bruxelles. Il capo della segreteria ha scritto al sindaco di Ferrara che “gli uffici della Commissione hanno ribadito la necessità che l’intervento del Fondo interbancario prevedesse la preventiva compartecipazione alle perdite da parte di azionisti e creditori subordinati”.

Secondo il capo della segreteria particolare del direttorio e comunicazione Luca Trequattrini a portare al fallimento la Cassa di Risparmio ferrarese sarebbero state “scelte strategiche sbagliate poste in essere nello scorso decennio dagli organi della banca e operazioni di credito che hanno generato perdite rilevanti”, all’incirca 376 milioni di euro al 31 marzo 2015, oltre a crediti a rischio insolvenza pari a un miliardo e 200 milioni.

L’aumento di capitale approvato dall’assemblea dei soci del 30 luglio costituiva una valida soluzione alla crisi, ma non ha trovato immediata attuazione per l’esigenza di ottenere la prevista autorizzazione della Bce e dare corso, per il tramite del Mef (il ministero di Economia e Finanza), alla necessaria interlocuzione con la Commissione europea, atteso l’intervento del Fondo Interbancario di tutela dei depositi”.

Bankitalia e governo non potevano non sapere

Quando si è incominciato a lavorare a un’intesa, ecco che però è entrato in gioco la direttiva sul bail-in, dal momento che se uno stato membro dell’area euro opta per lo schema di garanzia dei depositi per ricapitalizzare una banca allora deve attenersi alle regole Ue sugli aiuti di stato. Fanno finta di niente ma le autorità italiane non potevano non saperlo.

A fine agosto la Commissione ha comunicato l’obbligo di stand still previsto dalla Banking Communication del 30 luglio 2013. Nel corso dei successivi contatti gli uffici della Commissione hanno ribadito la necessità che l’intervento del Fondo Interbancario prevedesse la preventiva compartecipazione alle perdite da parte di azionisti e creditori subordinati”.

Il primo cittadino della città emiliana, Tiziano Tagliani, ha definito la lettera e il suo controverso contenuto “di circostanza”, “che non entra nel merito delle questioni poste”. Come denunciano le associazioni a tutela dei consumatori, quando c’era ancora tempo all’assemblea dei soci di Carife la Banca d’Italia avrebbe potuto suggerire la trasformazione di parte dei bond in azioni.

La Commissione Europea, che finora si era tenuta ai margini della polemica, viene quindi per la prima volta citata come prima responsabile del crac di bondholder e shareholder di una delle quattro banche regionali salvate (alla meglio) dal governo.