Caos Brexit, “ormai la sterlina è diventata come il peso”

18 Luglio 2018, di Daniele Chicca

In attesa del discorso che si preannuncia incendiario del segretario dimissionario degli Esteri Boris Johnson, uno dei Brexiteer della prima ora, sui mercati la sterlina continua a pagare le turbolenze politiche in seno al governo May e ormai il suo comportamento si avvicina più a quello del peso argentino o messicano, piuttosto che della moneta fiat di una potenza economica industrializzata come il Regno Unito.

Da come il suo valore sta oscillando ultimamente sui mercati dei tassi di cambio, la sterlina sembra più “il peso britannico” che il pound, afflitta com’è dalla triplice morsa rappresentata dalle tensioni politiche interne, dall’incertezza sul futuro post Brexit e dagli ultimi dati macroeconomici.

A pensarlo è Bart Hordijk, Market Analyst di Monex Europe, il quale è convinto che la sterlina stia registrando un andamento sempre più simile a quello delle divise dei mercati emergenti.

“Dopo il caos provocato dalla clamorosa impasse parlamentare ieri , sono i dati economici a tornare sotto i riflettori in vista della decisione di politica monetaria della Banca d’Inghilterra del prossimo agosto”.

La reazione negativa della sterlina ai dati sull’inflazione, che ha spinto la valuta su livelli che non si vedevano da settembre dell’anno scorso, è – osserva l’analista – “la dimostrazione di come le aspettative sulla decisione della Banca d’Inghilterra”, che molti scommettono imporrà una stretta monetaria, erano “decisamente esagerate”.

I dati sui prezzi al consumo, che certificano un’inflazione ancora tiepida, non dovrebbero rovinare i piani del governatore Mark Carney e non dovrebbero impedire alle autorità di andare avanti con i loro piani per una politica monetaria più aggressiva, ma secondo Hordijk “il rischio che Carney si riveli ancora un ‘compagno inaffidabile’ è tornato a riaffacciarsi“.

Ammutinamento Tories: May farà la fine di Thatcher?

La sterlina attraversa un momento delicato sul Forex e oggi la seduta è decisamente da dimenticare. Le cose non dovrebbero mettersi meglio con il passare delle ore, in quanto questo pomeriggio la premier Theresa May dovrà rispondere alle domande agguerrite del parlamento dopo la quasi sconfitta maturata ieri con l’emendamento sull’unione doganale. A causa della ribellione di ben 14 membri dell’esecutivo, May l’ha scampata grazie a tre voti dei Labouristi all’Opposizione.

Nove giorni dopo aver rassegnato le sue dimissioni da responsabile degli Esteri del governo dei conservatori, oggi Johnson farà una dichiarazione davanti alla Camera dei Comuni. Molti politici si aspettano che il discorso di “addio” sarà spettacolare e drammatico nei toni un po’ come quello che ha fatto Geoffrey Howe nel 1990 e che poi ha portato alla caduta della Lady di Ferro Margaret Thatcher.

Secondo le personalità vicine al vulcanico Johnson, invece, non sarà così e anche se il governo fosse uscito sconfitto dal voto avrebbe, l’ex sindaco di Londra avrebbe aspettato la giornata di oggi prima di prendere la parola. Johnson, che è stato responsabile degli Esteri per due anni, esprimerà il suo discontento per l’operato del governo sulla Brexit, ma non per l’operato di una singola persona.

“Sarebbe stata vista come una pugnalata nella schiena del primo ministro“, ha confidato uno dei suoi alleati a Sky News. “Il suo intervento sarà un appello al cambiamento della strategia politica e non al cambio del primo ministro”.

Anche se Johnson opterà per una comunicazione formale, i toni saranno probabilmente molto duri. May si trova in una posizione sempre meno invidiabile, e più fragile. Alle 13 dovrà rispondere alle domande della Camera sulla vittoria strappata per un soffio nel voto sull’unione doganale di martedì e alle richieste insistenti della fazione dei Brexiteers.

Nel pomeriggio, alle 16 italiane, sarà sottoposta alle domande della potente e influente Commissione di “Liaison”, che è costituita da parlamentari a capo di singoli comitati. L’interrogatorio sarà senza dubbio incentrato sulle questioni spinose ancora aperte sulla Brexit, come quella del confine irlandese, e sul contenuto controverso del white paper che descrive a grandi linee la strategia del governo nel processo di abbandono dell’UE.

Ma non è finita qui. Alle 18 la premier e leader dei conservatori dovrà rispondere alle domande dei membri del suo stesso partito durante il vertice del “1922 Committee”, in quella che finora è stata una settimana incandescente e ricca di polemiche e colpi di scena. che ha messo a dura prova la tenuta dei Tories. Alla luce di tutto ciò, non sorprende vedere la sterlina preda di volatilità e sbalzi repentini sul Forex.