Caos al Parlamento Ue su Trattato libero scambio

11 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

BRUXELLES (WSI) – Ci sono almeno tre validi motivi per guardare con sospetto il nuovo trattato di libero scambio tra Usa e Europa. Prima di tutto perché non sono stati consultati i singoli parlamenti. In secondo luogo perche non è stata rispettata l’assoluta trasparenza che merita un accordo che per i critici è stato deciso da poche elite e finirà per favorire le multinazionali. Inoltre, perché non si tratta di un vero e proprio trattato di libero scambio.

Una valanga di emendamenti (più di duecento) sono stati presentati al parlamento europeo e il presidente Maritn Schulz si è visto costretto a rinviare il voto sul Ttip ieri. Una protesta particolarmente agguerrita è stata quella inscenata dall’Ukip, il partito di estrema destra britannico di Nigel Farage.

Il trattato prevede la soprressione delle barriere doganali e normative per integrare i due mercati. Ma secondo i suoi oppositori provocherà una mancanza di regole e un controllo minore da parte dei singoli governi.

Una parte molto controversa riguarda la possibilità che avranno le società di fare ricorso contro i governi, nel caso di presunte discriminazioni nei loro confronti o di leggi che possano minacciare i loro investimenti. Per i ministri questo meccanismo di protezione degli investitori e delle multinazionali è il vero pomo della discordia.

Come già rivelato a marzo da alcuni funzionari europei, molto probabilmente un’intesa definitiva non sarà raggiunta entro la scadenza, precedentemente fissata al dicembre del 2015.

Le maggiori imprese americane ed europee vogliono chiaramente fare i propri interessi, ottenendo meno protezioni per dipendenti, piccoli investitori, consumatori e ambiente, entità che interferiscono con la loro capacità di generare profitti.

Per trent’anni dalla Seconda Guerra Mondiale il libero scambio ha funzionato bene in America e in Europa. È stata una situazione vincente per tutti. “Ma negli ultimi decenni la situazione è diventata più complicata” e a cogliere i frutti degli accordi di commercio internazionali sono state le persone che si trovano nella parte alta della scala sociale.

Grazie alla libera concorrenza le tariffe si sono abbassate con il tempo per i consumatori, ma ora le multinazionali e Wall Street vogliono mantenere il libero scambio, affiancandoci anche un po’ di protezionismo. Quando fa comodo a loro, però.

(DaC)