Canone Rai: “una imposta espropriativa”

26 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – “Non pagheRAI”. E’ il titolo a caratteri cubitali che troneggia nella copertina del numero appena uscito sul settimanale Panorama, che affronta la questione del canone Rai. Sempre in copertina, si legge. “Perchè (e come) ci si può ribellare a una tassa utile solo a mantenere un carrozzone che si ostinano a chiamare “servizio pubblico”.

Un tormentone, scrive Luca Antonini, professore di diritto costituzionale all’Università di Padova dalle pagine di Panorama.

“Il tormentone del canone Rai in bolletta non è ancora risolto: difficilmente il decreto attuativo riuscirà a superare il ginepraio in cui ci si è infilati. Non a caso negli altri Paesi (Francia, Germania, Regno Unito), dove pure è prevista un’imposta per il finanziamento del servizio televisivo pubblico, a nessuno è venuta in mente di riscuoterla con la bolletta dell’energia elettrica”. Antonini sottolinea la natura di “soggetto ibrido” della Rai, visto che la televisione pubblica “coniuga obiettivi pubblicistici e commerciali a loro volta finanziati sia da risorse pubbliche (il canone) sia da attività commerciali. La Rai, inoltre, a differenza delle altre tv europee si finanzia con un ricorso alla pubblicità molto più alto: la Rai viaggia sul 46%, contro il 13 della tv pubblica tedesca Zdf-Adr, mentre la Bbc addirittura non può fare pubblicità”.

L’esperto elenca i motivi della illegittimità della trovata governativa, riassumendoli.

  • Se il canone Rai è un’imposta e non una tariffa per un servizio, come ha stabilito la Consulta, si configura però come “un’imposta ‘espropriativa’, dal momento che chiedere 100 euro ogni anno per un televisore vuol dire che dopo pochi anni di applicazione l’imposta ha totalmente esorbitato, nella normalità dei casi, il valore del bene tassato.
  • Siccome il canone è un’imposta e non una tariffa, è illegittimo pretenderne il pagamento con una bolletta destinata a coprire il costo di un servizio divisibile; altrimenti, per l’esigenza di evitare l’evasione, anche un Comune potrebbe chiedere il pagamento dell’IMU nella bolletta.
  • E’ draconiano e sproporzionato imporre l’obbligo di autocertificare sotto responsabilità penale di non possedere un televisore; nessuna sanzione penale, infatti, colpisce chi non dichiara fino a 50 mila euro nell’ambito Irpef. Per portare la questione davanti ai giudici basterebbe, al momento dell’addebito delle prime rate del canone nella bolletta di luglio, pagare 20 o 30 euro in meno rispetto alla somma richiesta e allegare una dichiarazione di non essere interessato al servizio Rai (è un servizio divisibile: non è come l’illuminazione stradale) al punto di essere disposto a farsi criptare il segnale. A quel punto l’amministrazione manderà un avviso di accertamento che potrà essere impugnato davanti alla Commissione tributaria anche attraverso un ricorso “collettivo” (che permetterebbe di abbattere i costi del giudizio). Si tratterebbe quindi di una sorta di class action tributaria (recentemente legittimata dalla Cassazione) e una volta avviato il giudizio si potrà anche sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta.