“Cameron non insisti su sovranità, altrimenti sarà Brexit”

15 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Il dato di fatto incontrovertibile, nelle trattative con l’Ue che il premier britannico David Cameron ha promesso di avviare al suo elettorato, è che i principi fondanti dell’Unione europea non potranno essere cambiati”. E’ questo quanto scrive Philip Stephens nell’articolo “The mistake that could trigger Brexit”, ovvero “L’errore che potrebbe provocare uno scenario Brexit”, pubblicato sul Financial Times.

“La promessa di una riforma, sì; uno o due protocolli speciali, possibile; ma il ritorno di un certo grado di sovranità, mai”.

L’errore di Cameron sarebbe insomma quello di rivendicare lo stesso grado di sovranità che il Regno Unito poteva vantare prima di aderire all’Ue: quella sovranità che permetteva alla nazione di avere il controllo sui propri confini o di assumere decisioni sul welfare tramite il Parlamento”.

D’altronde, Wolfgang Schaeuble ha già lanciato un chiaro avvertimento al ministro delle finanze George Osborne, così come aveva fatto con il governo greco di Syriza. “Il mandato garantito dall’elettorato non vincola nessun altro”, aveva detto. Di conseguenza, secondo l’FT, Cameron non dovrebbe aspettarsi di cambiare i trattati cavalcando l’idea di una riforma dell’Eurozona.

Tre sono le categorie in cui rientrano le richieste del Regno Unito. La prima chiede garanzie per assicurare che il paese non sia svantaggiato dal fatto di non appartenere all’Eurozona: si chiederanno, in tal senso, soprattutto garanzie che salvaguardino la City di Londra; la seconda punta a ridurre i benefit ai lavoratori immigrati, a promuovere la deregulation e a limitare le ingerenze nella nazione da parte delle autorità di Bruxelles; la terza – finora vaga – si riferisce all’eccezionalità britannica, ovvero all’idea secondo cui il Regno Unito si chiama fuori dall’obiettivo dell’Ue di promuovere “una Unione ancora più vincolante”.

Tali cambiamenti saranno difficili, ma non impossibili da negoziare. Cameron avrà sicuramente un potere contrattuale che deriva dal fatto che l’Europa ha molto da perdere con una eventuale uscita di scena degli UK dall’Ue. “Come reagirebbero Cina, India, Brasile e anche gli Usa, nel caso in cui l’Unione perdesse uno dei suoi membri più potenti?”, scrive il quotidiano britannico.

Allo stesso tempo, le trattative dovranno essere più sul merito della partecipazione UK all’Ue, che non sui diktat a cui il Regno Unito ha deciso di aderire facendo parte dell’Unione. “Nonostante tutte le ingerenze e le irritazioni, l’interesse nazionale egoistico del paese è servito meglio con la sua partecipazione all’Unione. Si tratti di economia o commercio, sicurezza e politica estera – e sì, anche immigrazione – l’Ue ha un effetto moltiplicatore, e non di sottrazione, per il potere nazionale”.

E, a tal proposito, il giornalista ricorda la frase con cui Margaret Thatcher, leader dei Tory, sostenne il “sì” al referendum del 1975: “Noi siamo una parte inestricabile dell’Europa…nessuno riuscirà mai a portarci fuori dall’Europa, perchè l’Europa è dove siamo e dove siamo sempre stati”. (Lna)

Fonte: Financial Times