CACCIA AL TRADE DOPO IL FALSO BREAK OUT

di Redazione Wall Street Italia
13 Giugno 2005 22:01

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Visto a posteriori, il movimento che ha contraddistinto i principali listini azionari negli ultimi mesi ha offerto un numero notevole di opportunità di trading. Movimenti brevi, ma di una certa intensità, hanno infatti caratterizzato, tra gli altri, l’S&P/Mib o il Dax. Ma anche il future sull’EuroBund, in particolare nell’intraday. Ci si può quindi porre la seguente domanda: sarebbe stato possibile sfruttarli con trade vincenti? E con quali tecniche?

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Un primo pattern grafico che ci viene in aiuto è rappresentato dal cosiddetto turtle soup, codificato da Linda Bradford Raschke. In effetti, la famosa trader americana mantiene imperterrita il proprio stile di trading, che ha raccontato oltre dieci anni fa a Jack Schwager in una delle interviste a famosi trader raccolta nel libro The New market wizards. Presidente della propria società di gestione, LBRGroup, è stata per molti anni nel direttivo della Market Technician’s Association. Descritto accuratamente nel suo libro più famoso (Street smarts, edito in italiano da Trading Library), il pattern prevede due possibili tecniche, a seconda che il mercato si trovi in un trend ascendente oppure ribassista.

Il primo segnale di una sua possibile formazione è dato dalla realizzazione di un nuovo minimo (un nuovo massimo se invece il trend è rialzista) che disti dal precedente non meno di quattro barre, ma al tempo stesso non più di venti: l’obiettivo è cioè catturare i falsi break out «per salire a bordo nell’attesa dell’inversione – come spiega la stessa Raschke – Spesso, quando il mercato è in forte tendenza, i falsi break out hanno vita breve, tuttavia in alcuni casi le inversioni di tendenza sono a medio o lungo termine e portano guadagni considerevoli». Quando il mercato scende al di sotto del precedente minimo si piazza un ordine in acquisto pochi tick sopra il precedente minimo, un ordine valido solamente per una seduta; l’eventuale stop loss è posto un tick sotto il minimo. La posizione viene poi seguita con un trailing stop a protezione dei profitti. L’operatività sarà ovviamente invece opposta nel caso di segnale di vendita.

Una variante di questa metodologia, presentata dalla stessa trader, è costituita dal pattern turtle soup plus one: il setup è simile al precedente, con l’unica differenza che si verifica un giorno più tardi. Il vantaggio di questa seconda operatività è duplice: da una parte presenta un’affidabilità probabilmente superiore a quella precedente, in quanto tende a eliminare possibili falsi segnali, dall’altra ci si può preparare in anticipo al trade, visto che lo si può individuare già in chiusura di seduta precedente.

Un terzo modo di mettere a frutto i falsi break out è invece dettagliato da Laurence Connors nel suo Le migliori strategie di breve termine (edito in italiano da Trading Library). Si tratta di una strategia di inversione denominata Double Volume Market Top Method la cui logica consente nell’identificare i massimi di mercato con elevati volumi e repentine inversioni. L’obiettivo è quello di sfruttare l’euforia dei piccoli investitori che continuano ad acquistare a prezzi crescenti, permettendo ai professionisti di alleggerire le posizioni di titoli in cui sono già in utile.

Le condizioni necessarie sono le seguenti: i prezzi devono essere sui massimi degli ultimi tre mesi, il volume della seduta in esame deve essere almeno doppio rispetto alla media degli ultimi 15 giorni e infine la chiusura (della seduta corrente o di una delle successive) deve essere inferiore all’apertura. L’apertura di una posizione avviene con la rottura del minimo della barra così individuata. Anche in questo caso la gestione del trade avviene con un trailing stop. Anche il ruolo rappresentato dai volumi è fondamentale: il massimo definito dalla barra che tocca il valore più elevato degli ultimi tre mesi deve essere accompagnato da un’attività insolita in termini di scambi, fattore che sta a testimoniare il passaggio dei titoli dalle mani forti a quelle deboli.

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