Caccia a Bond e beni rifugio si è già esaurita

18 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Come ormai assistiamo da alcune settimane a questa parte, sono ancora senza alcun dubbio le Borse le vere protagoniste dei mercati finanziari. Dopo aver parlato di recente di massimi storici del S&P500 per poi ritrovarci a commentare gli ampi ribassi che ne sono conseguiti nei giorni più recenti fino ai nuovi acquisti dei listini con, questa volta, il Dow Jones su massimi di sempre, ancora oggi la nostra analisi parte proprio dalla Borse soprattutto in conseguenza delle tensioni internazionali piuttosto gravi che si vivono in questi giorni e in queste ore.

Gravi focolai di tensione

Non è questa la sede, né nostro il compito, di fornire una cronaca dei fatti di recente accaduti ma è doveroso quanto meno farne cenno e spiegarli brevemente alla luce dei riflessi che questi potrebbero avere sui mercati finanziari. Ieri pomeriggio è pervenuta senza dubbio la notizia più impressionante e grave dal punto di vista quanto meno di impatto emozionale, nel momento in cui le agenzie si sono rincorse per comunicare che un aereo passeggeri era precipitato nell’Est dell’Ucraina vicino al confine con la Russia, già teatro di forti tensioni tra i separatisti russi ed il governo ucraino filo-occidentale. Poco dopo si apprenderà poi che il velivolo è stato abbattuto da un missile terra-aria causando la morte di 298 persone Da lì naturalmente sono iniziate le dichiarazioni dei governi russo ed ucraino con un ovvio rimbalzo di responsabilità, nel momento in cui secondo Kiev l’aereo è stato abbattuto da un missile russo lanciato nel tentativo di centrare un aereo da trasporto ucraino precedentemente segnalato.

Ad ogni modo, e tornando a noi, la reazione dei mercati è stata tipicamente di risk off: le Borse, fino a quel momento moderatamente rialziste, sono state pesantemente vendute, l’oro acquistato, così come lo yen mentre non è stata particolarmente veemente la reazione del dollaro americano che ha fatto registrare solo lievi appezzamenti dopo comunque le discese, anch’esse non particolarmente degne di nota, della mattina.

Inoltre, non si attenua la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese nella striscia di Gaza con l’inizio dell’operazione di invasione della città da parte delle forze militari israeliane. Se a ciò aggiungiamo le nuove fortissime tensioni in Iraq e in Libia, dipingiamo uno scenario davvero preoccupante evidentemente per la pace e la stabilità, ma anche per i mercati finanziari.

La domanda dunque è se siamo davanti ad una reazione strutturale di risk off, che come ben ricorderà chi seguiva i mercati ad esempio dagli anni 2010/2012, rappresenta quella dinamica per la quale i flussi di liquidità degli investitori vengono direzionati verso quei beni che sono considerati e collettivamente percepiti come safe haven e nel contempo, anche se temporaneamente, dismessi da quegli asset invece ritenuti più “rischiosi” e tipicamente a maggiore rendimento.

Ciò vale sia a livello intramarket se parliamo di valutario con gli opportuni distinguo tra i ruoli delle diverse valute – piuttosto che di obbligazionario o commodities -, sia intermarket considerando invece le diverse classi di asset e le conseguente modifiche in tema di diversificazione e ribilanciamento dei portafogli che ne deriva.

Le reazioni di “flight to quality/risk off ieri, a caldo, come detto sono state evidenti con i Treasury su livelli elevati (per non parlare del Bund tedesco) e i listini USA perdere lo 0,94% con il Dow Jones e l’1,2% con l’indice S&P500, salvo poi assistere ad una reazione dei mercati asiatici che è stata per la verità non particolarmente penalizzante. Le riaperture europee saranno evidentemente rivelatrici in misura maggiore, con il monitoraggio attento dei supporti a 9.615 per il Dax, di 20.500 per il FTSE Mib, di 6.700 per il FTSE di Londra e di area 3.130 per l’Eurostoxx50.

Il valutario

Ancora una volta, ahinoi, se non nel breve non si individuano dinamiche dollaro-centriche, e anche la reazione di risk off di ieri pomeriggio non ha portato a particolari apprezzamenti della valuta USA. Le release ieri su Richieste dei Sussidi di Disoccupazione migliori del previsto (202k vs 310exp) non hanno indotto nessuna dinamica di questo tipo come esemplificato dal FXCM Dow Jones Dollar Index che perdura nel suo lieve ritracciamento in senso rialzista ma ben lungi dalle vere resistenze strategiche come area 10.475 punti, ancora relativamente distante. Più peso sembrano avere i dati macro legati singolarmente a ciascuna valuta, vedi Bank of England e dati UK per la sterlina, dati cinesi ed australiani per il dollaro AUD ed idem per NZD e CAD.

Proprio quest’ultimo oggi sarà interessato dal rilascio delle notizie sull’Inflazione del Canada, da monitorare tanto più per l’incertezza del quadro tecnico più generale del cambio originale Usd/Cad che, dopo la mega distribuzione a cavallo dell’inizio del 2014 e le vendite importanti dell’ultimo mese, si trova in una fase di correzione rialzista i cui punti tecnici per ripartenze del trend sono proprio quelli recentemente toccati a 1,0775.

QUADRO TECNICO

EurUsd: fase delicata quella dell’Eurodollaro, vicino a supporti strategici individuabili tra 1,35 e 1,3475. I potenti ribassi dei giorni scorsi si sono rivelati estremamente significativi nel momento in cui, in intraday, buone sono state le opportunità in SELL sui puntuali ritracciamenti post-breakout. Il grafico a 4 ore mostra una lieve divergenza regolare rialzista tra il prezzo e l’oscillatore stocastico, da considerare ancora come timido segnale verso potenziali riprese che vedono nel vicino livello di 1,3545 il primo approdo. Più di ausilio appare il grafico orario con la costante e precisa presenza della media mobile esponenziale a 21 periodi che ancora ottimamente funge da resistenza dinamica ancora in grado di offrire punti ingresso in vendita con un buon rapporto rischio/rendimento per puntare proprio ad area 1,35 in prima istanza. Lo stop stretto potrebbe essere posizionato anche appena sopra il pivot daily, ma converrà attendere il superamento al rialzo di 1,3545 per dei reverse in direzione 1,3565.

UsdJpy: confermata la buona correlazione, una tra le poche discretamente affidabile, del cambio con i listini azionari. Il daily ci forniva ieri la formazione di un cosiddetto massimo di breve termine che suggeriva delle vendite che poi sono andate articolandosi e che ancora possono ripartire se suffragate dalla rottura al ribasso di 101,05 verso il cruciale supporto a 100,80. 101,45 appare il primo punto propedeutico ad eventuali ripartenze in giù del prezzo, ed è lo stesso il livello tecnico che invece può far scattare gli acquisti verso 101,65 in primo luogo e 101,65 in secondo.

EurJpy: la decorrelazione tra i due cambi originali sta mantenendo alta la volatilità ed univoca la direzionalità su questo cross che anche ieri ha violato l’importante supporto a 137,50 per dirigersi verso i minimi da gennaio a 136,30. Anche in questo caso il grafico orario appare quello migliore per impostare l’operatività, ancora una volta sulla semplice ma efficace idea di sfruttare le confluenze grafiche in particolare tra punti statici e media mobile esponenziale a 21 periodi. 137, punto di disegno peraltro del pivot daily, appare proprio tra queste con vendite verso 136.70 per stop in pari e possibile cammino discesista sopra evidenziato. Se dovessero fallire nuovi minimi è verosimile attendersi uno scenario di cosiddetta “pera cotta”, con l’implementazione di long sopra 137,15 in direzione 137,55.

GbpUsd: il daily del cambio evidenzia l’importanza di area 1,7060/75, nel momento in cui è forte la confluenza grafica con la media mobile esponenziale a 21 periodi. I volumi sul cambio, così come la volatilità, restano tra i più elevati sul mercato valutario in questo preciso momento storico. Prematuro però parlare di distribuzione del mercato secondo i precisi schemi della Volume Spread Analysis, ma opportuno monitorare il l’area di supporto appena evidenziata in quanto il sell off generato dalla sua violazione potrebbe portare a buoni salti in direzione 1,70. Il grafico orario suggerisce area 1,71 come nuovo punto di vendita con 1,7080 con obiettivo di breve e stop&reverse non prima di 1,7122 in direzione 1,7145.

AudUsd: ancora interlocutorio l’australiano, come continua a dimostrare il grafico daily. I grafici ad 8 e 4 ore mostrano pattern di prezzo rialzisti in direzione 0,9385 da cui, nel caso, su precisi segnali pensare di rivendere vista la sostanziale mancanza di direzionalità e di chiarezza della price action. Opportuno dunque lavorare sugli estremi della congestione creatasi per sfruttare un rapporto rischio/rendimento ottimale e la possibilità di girarsi repentinamente.

Ger30 (Dax): abbiamo già ampiamento spiegato la dinamica dell’azionario e del Dax nella parte macro del contributo. La chisura daily vista ieri è tutt’altro che rassicurante per i rialzisti e vale la pena monitorare con grande attenzione il supporto a 9.690 che, se cedesse, potrebbe generare nuovi importanti vendite in direzione 9.620 punti. Verosimili perciò fisiologiche aperture al rialzo che potrebbero arrestarsi già in area 9.750 per l’articolarsi potenziale dello scenario appena descritto. Sopra quest’ultimo livello, lecito comprare con primo target contenuto in area 9.790/800.

XauUsd (Oro): fiammata di volatilità anche sull’oro, ieri in tipica reazione risk off. Invalidata dunque la correzione che poteva lasciare presagire a vendite da 1.306, a favore di un ampio e preciso strappo al rialzo fino a 1.325 dollari l’oncia. Nel breve resta area 1.310 quella prima di discriminazione per comprendere la fattibilità di ripartenze verso i massimi di ieri o, ma non prima di 1.306, contemplare nuove vendite guardando a 1.299 prima e 1.292 poi.

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