Buy sull’euro. Ma per quanto?

7 Giugno 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Abbiamo visto come il dollaro sia stato colpito da tutti i fatti accaduti settimana scorsa e come l’euro sia riuscito a beneficiare delle notizie riguardanti lo stanziamento dei tanto discussi aiuti economici alla Grecia, che dovrebbero essere disponibili per i primi giorni di luglio e che dovranno essere ufficializzati in un meeting dei leader europei che si dovrà tenere il prossimo 24 giugno, dopo la riunione dell’Ecofin che invece verrà tenuta il 20 giugno.

Se diamo uno sguardo al DJ-FXCM Dollar Index vediamo come nelle ultime ore ci sia stata una lenta ripresa, il che significa che il dollaro americano sta correggendo lievemente la discesa che ha percorso, ma questo è da attribuire al nervosismo degli investitori da quale sta scaturendo un lieve aumento dell’avversione al rischio, che ultimamente pervade i mercati acutizzandosi e sgonfiandosi a fasi alterne, anche se continuando a mostrare la sua presenza quasi costante.

Questo è normale e dovremo attendercelo ancora per del tempo, in quanto le criticità e le insicurezze che si stanno vivendo sui mercati impediranno di chiarirsi le idee sul medio periodo in maniera definitiva.

Diventa ora tutta una questione di tempismo, e la partita si potrebbe giocare sulle aspettative del mercato circa le future mosse delle banche centrali, una volta che il problema Grecia dovesse essere alleggerito con questa prima tranche di nuovi aiuti, facendo in modo che questo macro-elemento venga temporaneamente messo da parte nelle analisi degli investitori, che potrebbero concentrarsi su altro.

Gli scenari possibili risultano molti, ma crediamo che il mood, allo stato attuale dell’arte, veda la possibilità di un euro in apprezzamento e di un dollaro ancora in debolezza.

Le mosse di una Banca Centrale infatti riflettono (o dovrebbero farlo) l’andamento della situazione economica di un Paese, e la possibilità che la Fed venga staccata dalla maggior parte degli altri istituti dal punto di vista di rialzi dei tassi, risulta tutt’altro che improbabile.

La BCE dovrà esprimersi giovedì, ma di questo avremo modo di parlare più approfonditamente durante i prossimi giorni, tuttavia l’utilizzo di espressioni quali “strong vigilance” potrebbero dare un boost alla moneta unica in quanto renderebbero plausibile un rialzo di tassi durante il mese di luglio.

La Fed invece, soprattutto dopo gli orrendi dati pubblicati sull’occupazione americana, non solo dovrà mantenere i tassi bassi per un periodo di tempo molto lungo, ma sta anche valutando l’evenienza di un nuovo QE3 in caso i dati che arriveranno da qui in avanti (forse l’arco temporale di valutazione migliore risulta essere i 3 mesi) risulteranno preoccupanti.

Se a questo aggiungiamo il fatto che i bond per i titoli europei sono andati a buon fine e che la Cina, molto probabilmente continuerà ad acquistarne per questioni di diversificazione del portafoglio (andando a vendere dollari e ad acquistare euro, necessari per la conclusione dei deal), i possibili obiettivi potrebbero essere più alti dei livelli attuali.

Dal punto di vista della parità dei poteri d’acquisto, la moneta unica risulta sopravvalutata di circa un 30% con il dollaro e di un 14-15% contro yen e sterlina, ma questo non va a preoccupare assolutamente gli investitori che, ci danno giorno dopo giorno conferma di essere concentrati sul breve periodo.

Un altro movimento degno di nota ha riguardato il dollaro australiano, che nella notte ha perso terreno contro la maggior parte delle altre valute, non tanto a causa della decisione di mantenere i tassi al 4.75%, ampiamente scontata dal mercato, quanto per il tono dovish degli statement accompagnatori, dai quali si evince una lieve preoccupazione per l’outlook economico futuro. In breve, la crescita dell’occupazione ha rallentato, i prezzi delle commodities hanno rallentato, anche se rimangono alti, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe mantenersi intorno al suo livello target per i prossimi 12 mesi.

Vediamo ora i cambi dal punto di vista tecnico incominciando dall’arresto, probabilmente temporaneo, del cammino dell’eurodollaro. La tendenza di rafforzamento della moneta unica, evidenziata nelle ultime due settimane, rimane intatta anche se il massimo di ieri notte è rimasto tale sino ad ora mentre i prezzi hanno subito un arretramento di quasi una figura andando a toccare, con un minimo di approssimazione, il livello di supporto di 1.4570.

Questo livello, che trae origine dall’ultima resistenza passata indicata grazie alle percentuali di ritracciamento di Fibonacci, rappresenta qualcosa di interessante anche per le prossime ore, avendo consentito una ripresa dopo il tentativo di rottura mancato.

Ricordiamo comunque che il più importante livello di supporto di questo rinnovato movimento favorevole all’euro si trova a 1.4450, che trova coincidenza con un’area statica evidente la settimana scorsa prima come resistenza e successivamente come supporto: vi è da aggiungere poi come questa coincida con il punto di transito della linea di tendenza positiva che congiunge i minimi crescenti del cambio.

Anche il cambio UsdJpy ha lievemente interrotto il percorso intrapreso, questa volta ribassista, da un paio di settimane. In questo caso si è rivelato importante il livello di supporto coincidente con 80 figura, che in due occasioni, tra venerdì e ieri, ha permesso un rimbalzo di 30 pips.

Questo fatto ci aiuta a ritrovare con facilità il livello di resistenza interessante nell’immediato, dato che a 80.30 possiamo trovare una buona coincidenza di massimi osservabili nel medesimo intervallo temporale indicato sopra. Solamente un ritorno al di sopra di 80.60 però potrà chiarire se si tratti, o meno, di un’inversione più profonda di quanto ipotizzato inizialmente.

Il cambio EurJpy ha confermato ancora, ieri mattina, come il livello da considerare come maggiormente significativo sia dato da 117.70: oltre questo attendiamo una ripresa del cambio che riporti i prezzi ai successivi 118.50 e 119.30. La linea di tendenza positiva, nonché di supporto, evidenziata dal 23 maggio scorso indica in 116.30 circa il livello di supporto dinamico affinché regga l’idea di una continuazione del trend in atto.

Anche il cable non è riuscito a consolidare sui massimi raggiunti ieri notte, portando ad un calo dei prezzi di una figura abbondante. Questo avvicina nuovamente il livello interessante di 1.63, dove abbiamo visto più volte rimbalzare il cambio la settimana scorsa e dove anche a maggio abbiamo trovato una buona coincidenza di fattori. Crediamo che da questo importante livello dipendano le evoluzioni di medio del cambio.

Continua, seppur con un accenno di rallentamento, la salita della moneta unica nei confronti della sterlina. Oramai il livello che gravita nei pressi di 0.89 è stato oltrepassato di netto, aiutandoci nel compito di individuare un livello di supporto interessante nel breve.

L’area compresa infatti fra 0.8880 e 0.89 crediamo possa assolvere egregiamente questo compito di supporto di tenuta della tendenza rialzista che, almeno in teoria, trova in 0.9040 il proprio naturale livello obiettivo (una figura esatta dal doppio massimo visto tra ieri e questa notte).

Andiamo avanti sullo studio della sterlina per osservare come le prossime ore potrebbe risultare particolarmente importanti per il cambio GbpJpy. Questo poiché il calo della moneta di Sua Maestà ed il rafforzamento dello yen hanno portato i prezzi a subire un calo di 450 punti in meno di una settimana. Il livello a cui facciamo riferimento è certamente prossimo a 130 (10 e 20 punti al di sopra per la precisione), dove possiamo notare la coincidenza di diversi minimi passati, compresi fa fine marzo e metà maggio.

Concludiamo con il franco, mediamente stabile rispetto a quanto visto ieri mattina.

Il cambio UsdChf, per un giorno, non ha mostrato un nuovo minimo storico (l’ultimo infatti è ancora 0.8327 mostrato all’apertura domenica sera) anche se sino ad un ritorno al di sopra di 0.8450 difficilmente crederemo a qualcosa di più di un momento di grazia limitato nel tempo.

Il cambio EurChf non è riuscito ieri, di nuovo, ad oltrepassare 1.2250, confermandone la precisione e la validità come livello di svolta nella tendenza di breve del cambio.

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