Buone notizie per l’euro: in calo il numero di chi specula contro

16 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’azionario USA ieri ha goduto di una giornata molto positiva, con un crescendo che ha portato l’S&P500 sopra la sua media mobile a 200 giorni e – contestualmente – si è trascinato anche dietro l’Euro che ha superato quota 1,2300. Probabilmente si tratta di investitori istituzionali che prendono profitto e gradualmente chiudono le posizioni.

Il Dow Jones (US30 sul nostro market scope) ha partecipato al rally e, insieme all’S&P500, viene utilizzato come proxy per capire lo stato d’animo del mercato in senso lato. Dal punto di vista tecnico, il fatto di stare sopra la media a 200 periodi segnala che il sentimento di mercato sta migliorando e quindi ora guardiamo magari a 1121 per l’S&P.

L’Empire State, indice manifatturiero, è uscito in linea con le attese a 19,57, salendo leggermente da maggio. Questo è l’11° dato positivo di fila, e suggerisce che il manifatturiero USA è in continua espansione. Dunque notizie lievemente positive per i mercati, che si sono tirati addietro l’euro: il panico generato dalla crisi del debito qui in Europa sembra essersi calmato, visto che Spagna e Irlanda dovrebbero riuscire a trarre la linfa vitale necessaria dal mercato creditizio, e questo ha permesso una ripresa nell’appetito per il rischio.

La proporzione di investitori globali a ribasso sull’euro è scesa parecchio da maggio, secondo un sondaggio di BoA-Merrill Lynch. Oramai la posizione netta degli investitori vede solo il 12% dei fund manager a ribasso sull’euro, e forse sta maturando la convinzione che gli sforzi congiunti dei governi per dare sostegno all’eurozona manterranno intatta la moneta unica e “l’unione” di per sé, andando però ad erodere la crescita economica nei tempi a venire.

Passando invece all’oriente, l’azionario asiatico ha ereditato l’inerzia rialzista di Wall Street con il Nikkei in positivo del 2% e l’Australia sopra dell’1,3%. A quanto pare gli esportatori nipponici con una esposizione decisa all’eurozona hanno avuto buone performance dopo il rialzo di EurJpy. Concludiamo questa panoramica stamattina con alcune considerazioni sullo stop loss.

In mercati così volatili, dove le occasioni non mancano, occorre proteggere il proprio conto nella maniera giusta. Prendere uno stop loss non deve essere inteso -come succede a molti- come una perdita di credibilità perché “il mercato ci ha dato torto”. Il fatto è che più la volatilità sale, più occorre dare spazio al mercato e questo non è sempre tollerabile.

Ci sono vari metodi per posizionare stop loss: bande di bollinger, livelli Fibonacci, medie mobili, perché dobbiamo sempre entrare nel mercato con l’ottica di un professionista, sapendo quanto siamo disposti a perdere, a fronte di profitti incerti (ma sostanziosi vista la volatilità) se il mercato andasse nella direzione sperata.

Continua stabilmente la ripresa della moneta unica con un ultimo livello di resistenza, a 1.2365, prima di poter mettere a segno una ripresa ancora maggiore. Mancano infatti solamente 40 pips al cambio EurUsd affinché raggiunga il 61.8% di ritracciamento del movimento di discesa iniziato a 1.2670 e terminato a 1.1875: secondo la teoria infatti, una rottura, potrebbe significare un recupero totale sino a ritornare all’inizio di questa tendenza, appunto 1.2670.

Un buon supporto a questa idea è ricercabile nei pressi di 1.2170: il livello non è certo vicino ma è confermato da un’evidente congestione, da una trendline dinamica e dal fatto di rappresentare il 38.2% di ritracciamento del medesimo movimento che abbiamo visto sopra.

Molto più stabile invece la situazione tecnica in cui versa il cambio UsdJpy. È dai primi giorni del mese infatti che i prezzi si muovono confinati all’interno di un canale che può essere racchiuso dai due livelli di 90.80 (molto vicino al precedente supporto di 90.60) e di 92.10. Sino a che non vi sarà una fuoriuscita potrebbe essere strategicamente corretto continuare a sfrutta la figura a rettangolo che si è venuta a creare, consapevoli che una eventuale rottura possa portare in dote 130 punti di estensione, quindi target in area 93.40 e 89.50.

La stabilità dello yen nei confronti dell’euro aiuta la moneta unica europea ad avvantaggiarsi sullo yen. La salita infatti è graficamente sovrapponibile a quella del cambio EurUsd e sembra puntare diretta verso il precedente massimo di 114 figura (visto i primi giorni del mese e quasi perfetto doppio massimo con il livello raggiunto il 20 maggio scorso). La zona di supporto a questa estensione rialzista non è molto vicina, si trova infatti compresa fra 110 e 110.80.

Il cable, rotto 1.4750, appare pronto per un’ulteriore risalita. Sia livelli di massimo precedenti, sia l’immancabile Fibonacci, indicano in 1.5030 il prossimo livello di resistenza. Il supporto odierno si trova sull’ area compresa fra 1.4730 e 1.4750.

Non manca molto alla sterlina, contro lo yen, per raggiungere il massimo dell’ultimo mese di scambi a 136.40. Questa idea crediamo possa rimanere valida sino alla tenuta della tendenza positiva iniziata l’8 giugno scorso, che indica per le prossime ore un supporto a 134.75.

Il cambio EurChf non ha seguito fedelmente la ripresa vista sulla moneta unica, confermando un forte legame esclusivamente nella “cattiva sorte”. Ieri abbiamo avuto un segnale importante, con un ritorno temporaneo dei prezzi al di sopra della resistenza chiave di 1.40: sebbene il movimento sia durato pochi minuti ha confermato quanto il mercato senta questo livello. 1.39 figura potrebbe essere il supporto per le prossime ore.

Il cambio UsdChf è all’interno di un preciso movimento ribassista, confinato da una trendline discendete superiore che indica per i prossimi sviluppi un livello di resistenza a 1.1430. Il punto d’arrivo a ribasso, quindi il supporto, possiamo ipotizzare si trovi vicino a 1.1250, rispettivamente il massimo ed il minimo del 6 e 18 maggio scorsi.

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