Buffett: troppe disuguaglianze, non voglio pagare meno tasse

4 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

“Non ho bisogno di pagare meno tasse”, ha detto Warren Buffett in riferimento al piano di riforma del fisco dell’amministrazione Usa che prevede l’eliminazione dell’imposta di successione (estate tax). L’investitore miliardario è consapevole delle disuguaglianze di reddito in ampliamento nello stesso sistema che gli ha permesso di accumulare una fortuna. L’ottantenne filantropo è la terza persona più ricca al mondo con un patrimonio di quasi 80 miliardi di dollari.

Il maxi piano di taglio fiscale voluto dal presidente Usa Donald Trump, il punto di forza della sua agenda politico economica, ancora deve vedere la luce ma è stato già accolto da una serie di critiche provenienti da personalità di spicco del mondo della Finanza. Buffett è tra questi. Il filantropo miliardario e guru degli investimenti è particolarmente contrario alla generosa riduzione della corporate tax, una fissazione del partito dei Repubblicani. Secondo lui andrebbe ridotta ma non così tanto.

Dopo che sono emersi i dettagli del bazooka fiscale, che prevede tra le altre cose un abbassamento della corporate tax al 20 dal 35%, la Casa Bianca e i principali esponenti del gruppo dei conservatori sono sulla difensiva. Secondo Buffett e Larry Fink, amministratore delegato di Blackrock, il piano di Trump ha il difetto di essere costoso senza però tagliare le tasse alla fetta più importante del tessuto socio economico statunitense, la classe media.

“Abbiamo molte aziende negli Stati Uniti e non penso che nessuna di esse sia poco competitiva nel mondo a causa della percentuale di corporate tax da pagare”, ha detto martedì 3 ottobre all’emittente CNBC l’AD e presidente di Berkshire Hathaway.

Da parte sua Fink ha fatto notare che una percentuale del 27% per la tassa societaria potrebbe essere sufficiente a soddisfare i bisogni delle aziende americane, evitando di incrementare il deficit di bilancio federale, già abbastanza ampio. an increase in the federal deficit: “Quello che propongono equivale a un’espansione considerevole dei nostri deficit“, ha dichiarato Fink a Bloomberg TV. 

Oltre all’abbattimento al 20% della corporate tax, una tassa che molte multinazionali trovano modo di non pagare sfruttando vari cavilli fiscali, il piano di riforma del fisco da 5 mila miliardi di dollari distribuiti sui prossimi 10 anni presentato da Trump e dai Repubblicani il mese scorso ha l’ambizione di ridurre gli scaglioni di imposte sul reddito a tre, facendo pagare meno tasse alla parte più ricca della popolazione.

Il livello di prelievo più alto, oggi al 39,6% sarà abbassato al 35%, mentre la fascia più bassa salirà dal 10 al 12%. Quella intermedia verrà fissata al 25%. Sono previsti inoltre sgravi per le famiglie con figli (mille dollari a bambino) e una “no tax area” per le famiglie con redditi annui fino a 24 mila dollari e i single con entrate fino a 12 mila dollari. Per Trump si tratterà di una riforma “Pro America”; per i critici sarà invece l’ennesimo regalo all’1%.

Il programma ambizioso prevede fino a 6 mila miliardi di dollari di tagli alle tasse, stando ai calcoli di analisti indipendenti citati da Reuters. Trump e i leader del partito Repubblicano sostengono che verrà finanziato eliminando cavilli e deduzioni fiscali, nonché alimentando la crescita annuale del Pil della prima economia al mondo.