Brexit: Ue grida vendetta, come Londra fa ricorso ad armi pesanti

7 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

PARIGI (WSI) – L’Ue vuole vendicarsi. Pochi giorni fa il premier inglese Theresa May aveva indicato come data iniziale del processo di uscita dall’Unione Europea marzo 2017, sostenendo tra l’altro di voler fare tutto il possibile affinché le aziende britanniche abbiano la massima libertà di commerciare e operare all’interno del mercato unico per far sì che anche le imprese europee possano fare altrettanto nel Regno Unito.

Parole che hanno provocato l’irritazione del presidente francese Francois Hollande il quale  insiste sul fatto che l’Unione Europea debba adottare una linea dura e ferma in relazione al Regno Unito, facendo intendere che sarà una Brexit – una uscita – dura per Londra.

“La Gran Bretagna vuole lasciare l’Ue ma senza pagare questo non è possibile. La Gran Bretagna ha deciso di votare a favore della Brexit che credo sarà molto difficile. Dobbiamo assecondare i desideri degli inglesi di lasciare l’Ue ma dobbiamo essere fermi e non mettere in discussione i principi della stessa Unione”.

Una posizione, quella di Hollande, che riflette quella del cancelliere tedesco Angela Merkel, che ieri ha sottolineato come il Regno Unito non possa aver pieno accesso al mercato unico se decide, come ha fatto capire May, di porre dei limiti all’immigrazione. Londra è fuori del mercato con la Brexit e se blocca gli ingressi di stranieri, non ci sarà accesso alle merci inglesi nell’Ue.

Ecco le parole pronunciate da Merkel durante un incontro con gli imprenditori a Berlino:

“Quello sulla Brexit non sarà un negoziato facile. Se non diciamo che il pieno accesso al mercato unico europeo è legato alla libertà di circolazione, allora scateniamo in tutta Europa un movimento in cui ognuno farà solo ciò che vorrà (…) la partecipazione al mercato unico dell’Ue presuppone il rispetto delle quattro libertà fondamentali, tra cui la libertà di circolazione delle persone”.

Sterlina ai minimi di 31 anni, -6% in 2 minuti

Intanto i mercati sul valutario stanno “scappando” dal Regno Unito: la sterlina nella notte ha perso il 6,1% in due minuti di tempo negli scambi asiatici, scivolando ai minimi dal 1985 sul dollaro, sembra per problemi tecnici – sono scattati gli ordini automatici in un momento in cui la volatilità era scarsa e dunque gli sbalzi di prezzo più accentuati – ma hanno in qualche modo influito, a detta degli operatori, anche le dichiarazioni molto dure di Merkel e Hollande.

Come spiega l’analista Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities, il movimento anomalo della valuta britannica probabilmente potrebbe essere nato da un “fat-finger” ovvero un errore o un segnale di trading algoritmico. Ma il discorso è più ampio e le prospettive a breve-medio termine per la valuta britannica sono cupe.

“Tuttavia è sintomatico di una più ampia confluenza di fattori ribassisti che hanno pesato sulla valuta la scorsa settimana, contribuendo alla sua caduta media del 3,6% contro il dollaro e l’euro”.

Prima i discorsi sulla lista di lavoratori stranieri da chiedere alle aziende operanti nel Regno Unito pronunciati dalla premier Theresa May e poi le dichiarazioni in risposta di Hollande hanno spinto “i mercati a scontare uno scenario Brexit “duro” per cui il Regno Unito viene espulso dal mercato unico“.

Ma la Brexit, spiega Siano, recherà danni soprattutto a Londra, a cominciare dal “commercio del Regno Unito con il suo più grande mercato internazionale”, rimettendo “a rischio la sua leadership europea nell’industria finanziaria (la più importante in UK). Senza un piano B siamo preoccupati sulla crescita economica e produttività in Gran Bretagna e pensiamo che la sterlina continui a rimanere debole o indebolirsi ancor di più nei prossimi mesi”.