Brexit: spiragli accordo mettono le ali alla sterlina. Ecco fin dove può arrivare secondo Goldman Sachs

15 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Nuova iniezione di ottimismo nel processo di negoziati tra Unione europea a Regno Unito, in vista della Brexit di fine mese. Oggi il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier ha precisato che un accordo “è difficile” ma “è ancora possibile questa settimana”, aggiungendo che il governo britannico deve farsi avanti con un testo legale.

La notizia ha dato nuova carica alla sterlina, che ha accelerato al rialzo dopo che già la scorsa settimana si era già imposta nel mercato forex come “la migliore valuta della settimana”. 

Quali sono le prospettive della valuta britannica? Gli analisti di Goldman Sachs mantengono una raccomandazione “buy”, prevedendo che la sterlina possa salire fino a $ 1,30, in caso di un accordo Brexit prima della scadenza del 31 ottobre. La banca Usa ha inoltre reiterato la sua ipotesi secondo la quale un accordo sulla Brexit prima della scadenza ha il 60% che si realizzi. La possibilità di una Brexit “no-deal” è rimasta al 15%, mentre  probabilità di non avere alcuna Brexit èal 25%.

Sul fronte dei negoziati, mentre a Lussemburgo Michel Barnier discute con i ministri degli Affari europei lo stato della trattativa con i britannici, a Bruxelles continuano le discussioni a livello tecnico per dare forma a un possibile accordo sulle frontiere irlandesi. Ormai il negoziato ‘è senza interruzioni’, indica una fonte Ue.

L’obiettivo è cercare un accordo di massima prima della riunione dei capi di Stato e di governo della Ue giovedì e venerdì nella capitale belga. Il fatto che alla riunione ministeriale a Lussemburgo sia presente anche il ministro britannico per la Brexit Steve Barclay indica che i due livelli della trattativa, tecnico e politico, sono strettamente intrecciati. Attualmente la Ue è ancora insoddisfatta dall’impostazione britannica non ritenendo chiarite le condizioni dei controlli doganali nel Mare d’Irlanda per evitare l’afflusso di merci nella Ue attraverso la Repubblica d’Irlanda che violano gli standard del mercato unico.