Brexit: ritardi nelle consegne e scaffali vuoti, primi intoppi nel post-divorzio

13 Gennaio 2021, di Mariangela Tessa

A due settimana circa dell’entrata in vigore della Brexit, nelle diverse aree del Regno Unito si intravedono sotto forma d’intoppi di vario genere e ostacoli burocratici, i primi effetti del divorzio voluto da Londra.

Quintali di frutti di mare bloccati alla dogana francese, sandwich al prosciutto confiscati, tariffe extra sulle banane provenienti dal Ghana e qualche buco negli scaffali della grande distruzione britannica, Irlanda del Nord in primis.

È questo il risultato dell’applicazione delle regole dell’accordo post-Brexit, che stabilisce zero dazi e tariffe, ma che implica comunque un numero significativo di dichiarazioni doganali e anche qualche divieto.

Soprattutto per alcuni prodotti che non possono più entrare liberamente dal Regno Unito (ora Paese extracomunitario) nell’Unione europea, anche se si è turisti, esattamente come già accade alla frontiera statunitense .

Questo è il caso, per esempio, di carni e a formaggi e latticini che, per questione di sicurezza, devono essere controllati preventivamente dalle autorità per evitare di importare malattie. Lo stesso non vale per i turisti europei, che si recano in Gran Bretagna per turismo.

Brexit: scaffali vuoti, ma scongiurati ingorghi

Restano per il momento scongiurati gli ingorghi stradali in prossimità della Manica, ma giorno dopo giorno le conseguenze della Brexit, temporanee o meno, sono evidenti.

Ad esempio cominciano a manifestarsi sempre più ritardi nella fornitura di alcuni alimenti d’importazione europea. Così, secondo il Daily Mail, iniziano per esempio a scarseggiare frutta e verdura fresca.

Difficoltà analoghe a quelle incontrate sulla trincea opposta dai commercianti nordirlandesi, con i prodotti provenienti dalla Gran Bretagna: secondo l’accordo di divorzio, Belfast è rimasta infatti allineata agli standard sui beni UE, per garantire il mantenimento del confine aperto con Dublino come stabilito dagli accordi di pace del 1998, e dunque le spedizioni vengono sottoposte a controlli e dichiarazioni amministrative domestica anche nel transito interno al Regno Unito.