Brexit, quali saranno le conseguenze?

23 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – Di tutte le conseguenze che potrebbe avere l’eventuale vittoria del fronte dell’Out al referendum di fine giugno sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il Financial Times ne ha elencate tre, una sarebbe molto positiva, un’altra così così e un’ultima molto negativa, anzi proprio “disastrosa“.

Altri analisti hanno stimato che in caso di Brexit, il Pil britannico sarà dello 0,5% più basso ogni anno e la sterlina subirà una iniziale svalutazione massiccia, al ritmo forsennato visto già ieri sui mercati del Forex dopo che Boris Johnson, sindaco di Londra, e altri conservatori di primo piano hanno detto che voteranno Out il 23 giugno. Ma per il quotidiano finanziario non è semplice dare numeri così presto e gli scenari possibili dovrebbero essere fondamentalmente tre, molto diversi fra loro.

Un paese in pieno boom economico, il primo, una transizione difficile il secondo e una decisione catastrofica, il terzo. Il primo prevede un periodo di grazie senza più le restrizioni e catene di Bruxelles; il secondo invece una fase di turbolenze e instabilità finanziaria prima che Londra trovi un modo per assestarsi e stare meglio di come stava prima; l’ultimo un’economia che subirà danni gravi a lungo termine.

Primo scenario

Le attività commerciali si stabilizzano e l’economia britannica si libera dalle catene del protezionismo europeo. Nick Crafts dell’Università di Warwick dice che il pacchetto per il libero movimento delle persone proposto nella riforma delle relazioni tra Bruxelles e Londra, secondo cui gli UK saranno liberi di poter liberalizzare le tariffe esterne dell’Ue pur rimanendo nel mercato della moneta unica “sembra un pio desiderio“.

Perché Londra prosperi fuori dall’Ue più di quanto non faccia attualmente dentro al blocco a 29, quattro condizioni devono materializzarsi:

  1. Per ridurre l’impatto negativo delle norme di regolamentazione criticate da molte imprese, il Regno Unito deve riuscire a trovare come revocare o modificare parti delle leggi Ue.
  2. Per tornare ad assumere il controllo dei suoi confini, Londra deve avere pronta una politica di immigrazione che non sia più discriminatoria in favore dei cittadini Ue.
  3. Vedere come riaggiustare le finanze pubbliche in conseguenza dei 13 miliardi di sterline l’anno che non andranno più all’Ue e trovare come compensare i 7 miliardi di sterline di fondi che non arriveranno più dall’Europa.
  4. Infine per evitare un impatto negativo sulle attività commerciali sulle quali tanto dipende l’economia britannica, la seconda dell’Ue dietro alla Germania e davanti alla Francia in termini di Pil, andranno rivisti e stretti nuovi trattati commerciali con Ue, Russia, Giappone, Usa, Cina, Giappone, India e Australia. Nel 2014 metà del commercio è avvenuto con paesi dell’Ue mentre le vendite a 60 paesi extra Ue sono regolate da accordi stretti con il blocco nel suo complesso e non singolarmente con Londra. I principali partner commerciali per le esportazioni sono Germania, Stati Uniti, Olanda, Svizzera e Francia: tre di questi fanno parte dell’Ue.

Secondo scenario

Questo, lo scenario più comunemente descritto dagli osservatori ed economisti. prevede una svalutazione prepotente della sterlina e una transizione difficile. Una volta superati gli ostacoli iniziali, tuttavia, il Regno Unito e la sua economia si troveranno in una posizione migliore rispetto a prima.

A pesare in un primo momento sarà l’incertezza, almeno fino a quando non verranno precisati e definiti i rapporti con l’Ue e con i partner commerciali esterni al blocco. Un periodo di bassi investimenti e rischi di fuga dalla sterlina va messo in conto. Gli investitori stranieri non presteranno più denaro al Regno Unito sul breve termine, preferendo aspettare l’evolversi della situazione.

Terzo scenario

In questo scenario catastrofico si prevede nella migliore delle ipotesi una lunga fase di recessione e nella migliore un periodo di crescita a rilento. L’economia accuserà il colpo, i negoziati per lasciare l’area a 29 saranno tesi e i rapporti commerciali con l’Europa compromessi, senza alcun beneficio di sorta altrove. L’economia incomincerà a rendere peggio dell’Ue. Compromesso sarà anche il settore dei servizi, che conta per circa il 78% dell’economia del paese.

Secondo i fautori dello status quo, Londra non sarebbe in grado di rinegoziare gli accordi commerciali con l”Europa se continua a insistere con il volere imporre restrizioni al libero movimento delle persone. E nei nuovi accordi potenziali, gli Stati Uniti rischiano di preferire l’Ue al Regno Unito. E non va dimenticato che il 90% delle esportazioni in Ue sono beni.

“Un accordo di libero scambio non è la stessa cosa rispetto a essere uno dei membri privilegiati dell’Ue”, secondo quanto riferito al quotidiano finanziario da Rebecca Driver della società di consulenza Analytically Driven.

Michael Saunders, economista di Citigroup, prevede tre choc principali:

  • una prova peggiore del settore export a causa di un accesso difficile ai servizi finanziari e alle aziende in Ue;
  • un potenziale di crescita inferiore e spese al consumo più basse a causa della riduzione dei flussi migratori;
  • infine, una crescita degli investimenti ridimensionata, effetto dei fattori citati sopra più l’incertezza extra che porterà l’abbandono dell’Ue.

Le finanze pubbliche del governo subiranno conseguenze nefaste, con il premier David Cameron che dovrà controvoglia aumentare le tasse nonostante le promesse di fare il contrario e ridurre le spese nei servizi. Senza contare che finanziarsi sui mercati e abbassare il deficit sarà più costoso.

Fonte: Financial Times