Brexit, conservatori all’angolo: compromesso su Irlanda

1 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

La leader britannica Theresa May ha chiesto rispetto alle autorità europee dopo l’umiliazione di Salisburgo. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk si era persino spinto “oltre” la prassi diplomatica abbottonata consueta, mandando su Instagram un messaggio con foto in allegato della premier britannica intenta a tagliare la fetta di una torta, in cui diceva che non voleva ciliegine, citando il modo di dire inglese “cherry picking”.

Il riferimento evidente del leader europeo (“Vuole una fetta di torta per favore, per caso? Nessuna ciliegia, però, mi spiace”) era al fatto che il governo britannico a guida conservatrice vorrebbe poter scegliere cosa considerare facente parte del mercato comune e cosa no, specie nella gestione della linea di confine tra Irlanda (EIRE, paese facente parte dell’UE) e Irlanda del Nord. Il confine irlandese rimane il punto di scontro più acceso e la questione più delicata nelle trattative per i rapporti futuri tra i due blocchi.

Con le elezioni europee alle porte (previste per il 23-26 maggio dell’anno prossimo), le autorità di Bruxelles non possono permettersi di far passare il messaggio che è facile e “comodo” abbandonare l’area. Secondo il ministro francese dell’economia Bruno le Maire, farlo equivarrebbe a una tattica “suicida” per l’Europa unita. Per tutti questi motivi è probabile che passerà la linea dura europea o, in alternativa, che non si arriverà ad alcun accordo (scenario ‘no-deal’ che avrebbe effetti negativi su Londra ma anche Bruxelles).

E infatti stando alle ultime indiscrezioni pare che Londra sia pronta a fare concessioni sul confine irlandese. Pare in effetti che May farà una nuova offerta che andrà maggiormente incontro alle richieste della Ue, stando a quanto riferito a Bloomberg da un funzionario senior inglese. L’idea che sarà il governo britannico il primo a cedere e scendere a compromessi fa bene alla sterlina, che ha fatto un balzo fino a quota 1,13116 sul dollaro prima di vedere ridotti i guadagni.

La stessa May ha chiarito in più di un’occasione che preferisce non stringere nessun’intesa piuttosto che accontentarsi di un cattivo accordo. May è chiamata a un compito alquanto difficile: mettere in pratica quello che il popolo britannico ha chiesto con il referendum di giugno 2016 e fare al contempo anche l’interesse del suo paese. Il partito, diviso tra falchi e colombe sul trema Brexit, si riunisce questa settimana nell’ennesimo banco di prova per l’inquilina di Downing Street.

Per May e Raab si preannuncia un congresso estremamente teso

Dominic Raab, capo della delegazione britannica nei colloqui con l’UE sulla Brexit, ha esortato le autorità europee a fare finalmente sul serio se vogliono concludere un accordo. Secondo Raab i leader europei non hanno mostrato nell’ultimo incontro in Austria gli stessi “pragmatismo e ambizione” degli omologhi britannici.

Rabb ha inoltre criticato aspramente coloro i quali stanno facendo pressioni sul governo per indire un secondo referendum. “Vi spiego cosa non è democrazia: i tentativi di un piccolo gruppo di persone e politici influenti dell’establishment di ribaltare il risultato del referendum. Vogliono impedirci di abbandonare l’Ue“, come vuole la gente.

Chiaramente al centro del congresso annuale dei Tories, in corso dal primo al 3 ottobre a Birmingham, ci sarà il divorzio fra Regno Unito e Ue. May dovrà cercare di convincere la maggioranza dei suoi colleghi a digerire l’accordo di commercio proposto a Bruxelles. Già più di un membro del governo, fautore della linea dura nei confronti dell’Ue, si è dimesso, tra cui uno dei leader della campagna per il Leave, il vulcanico ex sindaco di Londra Boris Johnson.

Dopo la batosta austriaca, quando l’UE ha bocciato la cosiddetta “proposta dei Chequers“, May negli ultimi giorni è riuscita a ottenere – così per lo meno pare dalle dichiarazioni di facciata – toni più concilianti dai negoziatori europei. Sui mercati a pagare dazio è come sempre la sterlina, anche se anche da questo punto di vista le turbolenze sembrano placarsi in vista dell’ingresso delle trattative nella fase decisiva.

Sul Forex la valuta britannica guadagna lo 0,13% sul dollaro in area 1,3048. Da inizio anno ha però perso il 3,57%. Sembra insomma che nonostante le ultime schermaglie politiche, gli investitori siano più fiduciosi oggi di quanto non fossero qualche settimana fa, sul raggiungimento di un accordo entro la data ufficiale di uscita dalle Ue (29 marzo 2019).

Dopo l’umiliazione di Salisburgo e le frecciate dirette subite da Tusk anche sulle piattaforme social, May è chiamata a una duplice sfida: cercare di ricompattare il suo partito e varare una nuova strategia nelle trattative che sia in grado di convincere l’UE a fare concessioni sulla Brexit. Il tutto mentre una buona fetta dell’opinione pubblica e gran parte dell’opposizione chiedono di poter tornare al voto.