Brexit: “momento di crisi”, governo nel caos. Tutte le opzioni

19 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

Stephen Barclay, segretario inglese per la Brexit, ha ammesso che il suo governo attraversa un “momento di crisi”. A undici giorni dalla data ufficiale dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, l’esecutivo di Theresa May torna nel caos. Ieri il presidente della Camera dei Comuni, John Bercow, ha infatti deciso di vietare un terzo voto di ratifica sull’accordo sulla Brexit già bocciato per due volte.

A questo punto la premier May si presenterà al summit di Bruxelles in calendario per giovedì con la richiesta di un allungamento dell’estensione all’articolo 50. Il che potrebbe significare che il Regno Unito dovrà spendere più di 100 milioni di sterline per partecipare – forse inutilmente – alle elezioni del Parlamento europeo.

Secondo quanto riporta il Guardian, il Parlamento britannico dovrà inoltre prendere una decisione su come superare lo stallo. Diverse le opzioni al momento sul tavolo, tra cui un secondo referendum, la possibilità di tornare al voto o una proposta trasversale per una Brexit più soft. Per ora resta invece esclusa ipotesi no deal.

Pronto piano di emergenza Ue per slittare la Brexit

In alternativa, fonti governative hanno suggerito che la premier potrebbe negoziare una proroga con l’UE, con una “clausola di uscita” che le consentirà di interrompere la fase di transizione se il suo accordo sulla Brexit sarà approvato dal parlamento britannico prima delle elezioni parlamentari europee.

Da Bruxelles intanto una fonte Ue fa sapere a Bloomberg che i 27 sono pronti ad attendere anche la settimana prossima e valutare il da farsi su una richiesta di rinvio “fino a un’ora prima” della scadenza dell’uscita del 29 marzo.

È il massimo che possono fare i governi UE per dare più tempo possibile a May per cercare di ottenere l’approvazione dell’accordo. Il fatto è che May non può ottenere il permesso di votare il testo di nuovo. Se salta il meaningful vote, vengono azzerate le chance che qualcosa cambi da qui al 29 marzo. Significa che l’estensione della Brexit sarà probabilmente lunga e sarà finalizzata all’ultimo momento.