Brexit, i dubbi dell’Ue sulla proroga della scadenza

14 Marzo 2019, di Livia Liberatore

Nel Regno Unito si vota per un’estensione della scadenza del 29 marzo per la Brexit. Dalle istituzioni europee il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha detto su Twitter che solleciterà i leader europei a spingere per una lunga proroga “se il Regno Unito ritiene necessario ripensare la sua strategia sulla Brexit e costruire un consenso intorno ad essa”.

Non c’è ancora consenso nell’Unione europea su quanto dovrebbe essere lunga l’estensione. I diplomatici hanno discusso periodi che vanno da tre mesi a 21 mesi. Il primo ministro Theresa May ha proposto una breve proroga fino al 30 giugno, ma ha avvertito che se nessun accordo sarà approvato in Parlamento entro mercoledì prossimo, il ritardo sarà con probabilità molto più a lungo.

Alcune precisazioni sulla posizione dell’Unione europea sono arrivate dal capo negoziatore per l’Ue Michel Barnier. “Prolungare questa trattativa per fare cosa?”, ha chiesto Barnier rivolto ai deputati alla sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, “Il negoziato sull’articolo 50 è finito, abbiamo un trattato”.

Per Barnier, estendere l’articolo 50 non avrebbe senso, visto che l’Europa e il governo britannico hanno già negoziato un accordo e l’Ue non tratterà più. Un ritardo dei tempi sarebbe il benvenuto solo se servisse a superare la Brexit con un nuovo referendum oppure per dare più tempo al parlamento britannico per approvare l’accordo.

Il testo dell’intesa però resta quello che è e non cambierà più, anche se per gli euroscettici e Brexiteer della prima ora non risolve la questione del backstop irlandese. Per queste ragioni, lo scenario più probabile è quello delle elezioni anticipate, soluzione che Tories e Laburisti preferiscono al referendum, che rischierebbe di spaccare ulteriormente i due partiti al loro interno.