Brexit: governo si spacca su piano May. Salgono chance hard-Brexit

12 Novembre 2018, di Mariangela Tessa

Montano le polemiche nei confronti del premier britannico Theresa May in merito alle trattative per il divorzio della Gran Bretagna dall’Unione europea mentre sembrano ridursi le possibilità che la proposta di accordo del premier possa passare il vaglio del Parlamento.

Secondo Bloomberg, il governo avrebbe dovuto incontrarsi oggi per firmare il piano di uscita della May, ma ieri sera, secondo fonti sentire dall’agenzia stampa, la trattativa interna ha subito un nuovo stop  a causa dell’ostruzione di alcuni membri del suo gabinetto. Tutto rimandato dunque mentre cresce il rischio che possa essere raggiunto un accordo a novembre.

Se May vuole siglare un accordo con l’Ue a novembre – come sperano gli investitori e le imprese – questa settimana è probabilmente l’ultima occasione per ricompattare il suo governo diviso.

Affrontare qualsiasi accordo di divorzio attraverso un Parlamento  diviso è la più grande sfida del premier britannico. I parlamentari conservatori pro-Brexit hanno unito le forze domenica con il partito nordirlandese, minacciando di rifiutare l’accordo a cui sta lavorando:

“Se il governo commette l’errore storico di dare priorità all’allargamento dell’UE rispetto all’indipendenza del Regno Unito, allora purtroppo dobbiamo votare contro l’accordo“, ha detto Steve Baker, ex ministro conservatore, e Sammy Wilson, portavoce della Brexit per il Partito democratico unionista , ha scritto nel Sunday Telegraph.

Intanto il ministro ombra britannico per la Brexit, Keir Starmer, ha detto oggi a Sky che l’uscita del Regno Unito dalla Ue “può essere fermata”, contraddicendo così il leader del Labour Jeremy Corbyn, che aveva detto al settimanale tedesco Der Spiegel, riferendosi alla Brexit: “Non possiamo fermarla. Il referendum c’è stato. L’Articolo 50 è scattato. Quello che possiamo fare è riconoscere le ragioni per cui la gente ha votato di lasciare” l’Ue”.

Al contrario per Starmer

“La Brexit può essere fermata. Ma la vera domanda è, quali sono le decisioni che dovremo prendere nelle prossime settimane e mesi?“. E poi ha spiegato: “La decisione numero uno è sull’accordo, la decisione numero due è, se l’accordo viene bocciato dovrebbero esserci le elezioni?. E la decisione numero tre è, se non ci saranno le elezioni tutte le opzioni devono essere sul tavolo, inclusa l’opzione di un voto pubblico”.