Brexit, cosa succede ora: la procedura di divorzio da Ue

24 Giugno 2016, di Alberto Battaglia

La vittoria della Brexit è cosa fatta, ma i trattati che legano il Regno Unito all’Unione Europea potrebbero restare vigenti ancora per due anni, a decorrere dall’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che definisce le modalità di recesso dall’Ue. Per tale ragione, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ha rassicurato: “Non ci sarà vuoto legale fino all’uscita formale della Gran Bretagna la legge Ue resta valida nel Regno Unito, ciò significa diritti e doveri”.

I due anni di tempo che il Regno Unito avrà a disposizione per negoziare le modalità di uscita con le istituzioni europee inizieranno a decorrere dalla richiesta formale del governo britannico al Consiglio europeo, che potrebbe avvenire fra martedì e mercoledì prossimo in occasione del vertice europeo. Tusk ha già annunciato che una riunione informale “a 27” sarà anticipata per riflettere sul da farsi. Nel frattempo il ministro tedesco degli Esteri ha invitato i sei paesi fondatori dell’Ue per una riunione di emergenza a Berlino domani. Fra le richieste attese del parlamento europeo c’è anche la destituzione dei poteri del commissario europeo di nazionalità britannica, Jonathan Hill.
Una volta che la richiesta formale di recesso dall’Unione Europea è consegnata, si apre una fase di negoziati fra il Consiglio europeo e lo stato che ha manifestato l’intenzione di uscire: l’obiettivo è quello di produrre un testo che definisca le modalità di recesso. Tale “contratto” dovrà poi essere votato dal Consiglio europeo (dopo via libera del parlamento Ue) con maggioranza qualificata, superiore a quella solitamente necessaria. Se l’accordo si trova, i trattati che legano il Regno Unito decadono in forza dei nuovi patti, altrimenti ciò avverrà comunque entro due anni dall’inizio della procedura (a meno che lo Stato interessato e il Consiglio europeo non siano concordi nel prorogare i termini all’unanimità).
Mentre l’iter del recesso procede, la Gran Bretagna resta nelle istituzioni europee, i parlamentari britannici eletti al parlamento europeo, ad esempio, continuano a esercitare le proprie funzioni.
Più complesso è prevedere quale sarà lo status con il quale il Regno Unito accederà al mercato unico: nelle intenzioni dei sostenitori della Brexit l’ingresso nell’area Efta, cui fa parte ad esempio la Norvegia, sarebbe la condizione ideale per beneficiare dell’uscita dall’Ue, permanendo nell’area di libero scambio europea. Ma è assai probabile che le autorità europee tenteranno di “far pesare” la scelta di Londra, come preannunciato dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Shaeuble.