Brexit, casi Bear Stearns a Londra. Codice rosso per immobiliare UK

5 Luglio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Regno Unito: aumenta il numero di fondi che sbattono la porta agli investitori. Anzi, che precedono eventuali richieste di riscatti, chiudendo direttamente la porta a chiave. Vietato restituire i soldi agli investitori, si potrebbe dire. D’altronde, è proprio così. È di poco fa la notizia della decisione di Aviva Investors, la divisione di fondi del colosso assicurativo Aviva, di sospendere il proprio fondo UK Property Trust con effetto immediato. Lo ha riferito un suo portavoce all’agenzia di stampa Reuters.

La sospensione del fondo, del valore di 1,8 miliardi di sterline, arriva all’indomani della decisione di Standard Life Investments, la divisione di fondi dell’altro colosso assicurativo Standard Life, di sospendere il fondo attivo sul mercato immobiliare, del valore di 2,9 miliardi di sterline. Anche M&G ha deciso di intraprendere una misura simile, bloccando le attività dei fondi e portafogli immobiliari.

La Banca d’Inghilterra ha paura che la crisi dei fondi di investimento immobiliari – del valore di £35 miliardi, pari al 7% circa degli investimenti complessivi che vengono fatti nel settore immobiliare commerciale nel Regno Unito – che un congelamento contemporaneo dei principali fondi possa amplificare la caduta dei prezzi del settore. A quel punto, se la fiducia dovesse venire attaccata, anche i potenziali acquirenti di una casa potrebbero decidere di rimandare l’operazione di compravendita.

 

Sospensione significa che le richieste dei riscatti sono congelate. Come per i controlli di capitale imposti dalle banche, anche in questo caso il motivo dello stop è chiaro: i fondi temono una corsa ai riscatti da parte degli investitori, che avrebbe un effetto domino spaventoso. Se ciò accadesse, i fondi subirebbero una forte crisi di liquidità e sarebbero costretti a vendere – o meglio svendere – i propri asset.

Così un portavoce di Aviva a Reuters:

Le circostanze straordinarie dei mercati, che stanno avendo un impatto sull’industria in generale, sono risultate in una mancanza di liquidità immediata in Aviva Investors Property Trust. Di conseguenza, abbiamo agito per salvaguardare gli interessi di tutti i nostri investitori”.

Non proprio solo gli interessi degli investitori. Sarebbe più esatto parlare di interessi del mercato immobiliare. I titoli di Standard Life e di Aviva, nonché quelli di tutto il comparto nel Regno Unito, sono stati messi sotto pressione oggi alla Borsa di Londra, con cali superiori al 5% e 3% rispettivamente.

Basta dare un’occhiata al grafico qui sotto per capire in un baleno gli effetti devastanti che il collasso Aviva Property Trust avrebbe sul mercato del mattone UK. Il fondo detiene infatti beni immobiliari – in particolare del segmento commerciale – in tutto il Regno Unito. Un terzo dei suoi asset sono a Londra e nel Sud est; Aviva è anche proprietaria di centri di shopping a Edimburgo, Manchester e Exeter e di uffici a Birmingham.

Bloccati fondi immobiliari da 2,9 miliardi

Anche se i mercati azionari sembrano essersi ripresi dallo choc della Brexit, gli asset e i titoli immobiliari britannici continuano a soffrire sui mercati. La paura dei clienti del settore real estate dopo che è stata sancita la prossima uscita del Regno Unito dall’Ue, tradottasi in una massiccia chiusura delle posizioni, ha spinto già due grandi colossi assicurativi a sospendere i loro grandi fondi.

Come riporta il Financial Times, una fuga di capitali scaturita proprio dal timore di una progressiva perdita di valore di tutto quello che è ‘real estate’ ha costretto Standard Life a bloccare per almeno 28 giorni tutti gli affari con la clientela retail relativi a due dei maggiori fondi immobiliari del paese.

La decisione è stata presa dopo che il referendum sulla Brexit si è chiuso in favore del fronte del No all’Europa. Un analista ha avvertito che “c’è il rischio che questo evento crei un ciclo vizioso e spinga altri investitori a vendere” titoli legati al volatile mercato del mattone.

Per quasi un mese di tempo non si potrà più fare trading su due fondi immobiliare da 2,9 miliardi di sterline. I veicoli di investimento che sono stati messi in standby il 4 luglio a mezzogiorno ora londinese sono nello specifico il SLI UK Real Estate PAIF e il SLI UK Real Estate.

Il gruppo ha citato “circostanze di mercato eccezionali” dopo l’incremento di domande di riscatto alimentato dall’esito del voto del 23 giugno. Il calo subito dal NAV è il più marcato dai tempi del crac di Lehman Brothers.

Durante la crisi dei mutui subprime moltissime banche d’affari americane tra cui Bear Stearns – gruppo precursore delle cartolarizzazioni dei mutui in derivati – sono state colpite dall’effetto domino della crisi immobiliare. Come Standard Life e Aviva avevano in pancia crediti immobiliari poi rivelatisi inesigibili. Al fallimento di Bear Stearns ne sono seguiti altri a Wall Street, aprendo la crisi finanziaria più grave dai tempi della Grande Depressione.

Fonte: Financial Times